appunti, spunti e amenità varie...
Bisogna rappresentare la vita non come è né come dovrebbe essere ma come essa ci appare nei sogni (A. Checov)

chiacchierona, egocentrica, esageratamente pignola e puntigliosa, permalosissima, sufficientemente nevrotica, normalmente egoista, scarsamente autoironica, eccessivamente curiosa, leggermente presuntuosa, poco intraprendente, implacabilmente puntuale, un po’ fifona, irrimediabilmente stonata, vagamente ambiziosa, costantemente indecisa, troppo magra, ma assolutamente sincera, gran sognatrice, decisamente romantica, piuttosto sorridente, con un ottimo senso dell’orientamento e un elevato senso del dovere, correttamente ecologica, moderatamente allegra, golosa quanto basta, sufficientemente disponibile, appassionatamente grafomane, capace di arrossire, lievemente timida, affidabile e discretamente elegante...
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Effettivamente negli ultimi tempi latito, e poi in genere preferisco non affrontare certi argomenti, ma quando serve eccomi qua e cosi' mi fa piacere segnalare questo sito e i suoi contenuti, augurandomi che possano essere utili a tutti quelli che, come me, in queste cose si "incartano" sempre un po'!
ps: mi chiedo... ma saranno il giusto distacco dalla patria terra e la manica di mezzo che hanno aiutato S. e i suoi amici ad essere cosi' semplici, diretti e distaccati? mumble, mumble, mumble...


È tutta colpa di Bridget Jones.
Avevo già il dubbio, ma la conferma l’ho avuta l’altra sera ad una cena, dove una tipa a me sconosciuta ha illustrato ai presenti con dovizia di particolari non richiesti non ricordo bene quale sua disavventura da sfigata single trenta-trentacinquenne e ha concluso con la fatidica frase «… insomma, avete presente Bridget Jones?».
Ora, capisco che da quando Sally ha sposato Harry non ci sono più le simpatiche single cinematografiche di riferimento di una volta e che
Oggi, grazie all’inspiegabile successo planetario di questa sciatta segretaria sovrappeso, tutte le sfigate single trenta-trentacinquenni si sentono autorizzate a spiattellare a chiunque capiti loro a tiro le proprie vicissitudini sentimental-esistenziali, le crisi di ansia da solitudine, gli attacchi bulimici solitari a base di cioccolata e via dicendo, autogiustificandosi con la famosa frase «…hai presente Bridget Jones? ». Oltretutto, sfigata o no, avendo ’sta scema di Bridget Jones anche beccato l’unico depravato con gli occhi blu in grado di eccitarsi alla vista di un paio di mutandoni da nonna obesa, ciò ha giustificato ancora di più tutte le sfigate single trenta-trentacinquenni a crogiolarsi in questo atteggiamento à la Bridget convinte che prima o poi capiterà anche a loro un bonazzo feticista. Invece di piangersi addosso in silenzio come si faceva una volta o, al limite, riesumare la sana vecchia confidenza con l’amica del cuore, quella che poi finiva allegramente davanti ad un barattolo di Nutella, le sfigate single trenta-trentacinquenni oggi ammorbano chiunque capiti loro a tiro e hanno una particolare predilezioni per le serate “a tema”, quelle cioè dove ci si riunisce fra amiche altrettanto sfigate e altrettanto single, che inevitabilmente si trasformano nel giro di pochissimo tempo (le serate, non le amiche) in una sorta di gara alla io-sono-più-sfigata-e più-single-di-te alla fine della quale, altrettanto inevitabilmente, si mangia cioccolata e si torna a casa più depresse di prima. Inutile aggiungere che pressoché tutte le sfigate single trenta-trentacinquenni hanno letto il libro, visto i film, comprato il dvd e non perdono una replica dei passaggi televisivi del loro alter ego di celluloide e cellulite. Nei casi più disperati sono state organizzate anche delle visioni di gruppo. Onestamente ho sempre pensato che fosse un atteggiamento poco costruttivo e quando, nella fase da sfigata single trenta-trentacinquenne che anche io ho ovviamente attraversato, alcune bridgettiane hanno cercato di convincermi ad ammirare le gesta della loro eroina ho sempre categoricamente rifiutato, irremovibile nella mia ferma convinzione che, essendo appunto già di mio sufficientemente sfigata e single con le mie depressive paturnie a cui pensare, non avevo tempo né voglia né intenzione alcuna di ammorbarmi con le vicende ancor più sfigate di una bionda slavata e malvestita.
Ora, dico io, quando ero ragazzina ci si immedesimava nella Vic del Tempo delle mele, con la frangia, il walkman e Dreams are my reality… e Mathieu; crescendo è arrivata l’Alex di Flashdance, che avrà pure fatto l’operaia in un’officina e indossato felpe grigie che erano la negazione della femminilità, ma era una tostissima, What a feeeling… e aveva gli scaldamuscoli e gli addominali dei nostri sogni: non si poteva continuare su questa strada e aspirare a immedesimarsi in qualcosa di meglio invece di ritrovarsi tristemente davanti alla tv in pigiamone con una ciotola di gelato e All by myself … insieme alla pingue Bridget?!?

Molte mete importanti si raggiungono a tappe, un obbiettivo temporaneo dopo l’altro (Laurence Peter)
Si può anche viaggiare fino all’altra parte del mondo, andare ogni anno un posto diverso e sognare mete irraggiungibili, ma alla fine ci sono sempre e comunque luoghi che fanno parte di te, tappe di un viaggio che coincidono con i ricordi, una specie di dna geografico impossibile da cancellare e del quale magari non ci si rende nemmeno bene conto se non soffermandocisi un po’ su.
La piazzola del ristorante al bivio di U. è nuova nella classifica, solo pochi mesi, ma da quella volta che io e l’amato F. vi facemmo tappa per scambiare il posto alla guida (per lui superstrada, a me curve e tornanti) e per concederci un sublime piatto di ravioli al tartufo, è immediatamente diventata un punto di riferimento.
Al bar di D., invece, non ci si può invece più fermare: recentemente ha cambiato gestione, il caffé ora è una schifezza e questo ha scombussolato il ritmo di viaggio di tutti i componenti della famiglia, abituati – singolarmente o in formazione completa – a farvi tappa fissa da oltre trent’anni. Cercasi disperatamente nuovo luogo per la sosta, forse un paio di chilometri più avanti quel bar con la piscina, chissà, bisognerà provarlo la prossima volta.
In località M. gli scongiuri sono diventati di rito da quella volta in cui la macchina – bontà sua – vide bene di piantarsi in mezzo alla strada alle ore 20.00 di una gelida vigilia di Natale, tutta la famiglia gatto compreso in viaggio con tortellini e cappone per il giorno dopo diretta dai parenti per le feste. Mentre dietro i vetri appannati delle finestre tutti si apprestavano all’inizio dei festeggiamenti trovammo un omino che non solo ci trainò fino al suo garage, ma si accollò anche i trenta e passa chilometri che ancora mancavano per farci arrivare a destinazione.
La rotonda di G. è quella che fa tirare un sospiro di sollievo, solo altri venti chilometri e finalmente a casa. E poi c’è il C. M., bar-discoteca che negli anni ha cambiato innumerevoli volte insegna, ma mai il nome, dentro ci sono le foto del proprietario con la camicia sbottonata e la catena d’oro, abbracciato a qualche volto televisivo.
La curva di A., prima del ponte, la ricordo sin da piccola, chissà come mi risvegliavo sempre lì, vedevo le case con le luci e mi sembrava di stare in un presepe, vai a capire perché.
Il piccolo circolo A.R.C.I dopo N. racconta un pezzo di storia, ricordano i genitori che in tempi lontani, quando exit poll e sondaggi televisivi erano bel al di là da venire, da lì si poteva capire in anticipo l’esito delle elezioni, bastava vedere se la bandiera rossa sventolava lungo la strada oppure no.
Lì, dove c’è quel prato, una volta vedemmo un daino con il suo piccolo.
Là è dove facemmo quella deviazione per vedere una foresta, alla radio davano la ricetta di un dolce al cioccolato che abbiamo cucinato con successo per anni.
Più avanti c’è quella piazzola dove ci fermammo per far sgranchire le zampette al gatto nel suo primo viaggio in macchina.
Lì è dove vendono la torta al t., è buonissima ma chissà perché ci si passa sempre in orari non mangerecci.
Se giri lì c’è un’abbazia romanica, non è distante dalla strada, magari la prossima volta ci fermiamo.
Qui è dove quella volta vedemmo quell’arcobaleno bellissimo, da qualche parte devono esserci delle foto.
E poi c’è il bivio per Pierantonio, che con questo nome merita ben piu' della sola iniziale. A dire il vero a Pieantonio non c’è mai stato nessuno, solo che durante un memorabile viaggio con due macchine che, almeno teoricamente, dovevano seguirsi, mammà – assai avvezza alla strada che doveva aver percorso, a quella data, almeno un centinaio di volte a rimaner basi – forse distratta dalla chiacchiere e forse semplicemente sovrapensiero, non si rese conto che la Uno blu che stava seguendo non era più la "nostra", bensì un'altra assolutamente identica e così, ligia al suo ruolo di "inseguitore" senza batter ciglio mise la freccia come la macchina che ci precedeva e venne bloccata all'ultimo secondo proprio mentre stava per imboccare la rampa per ndare a Pierantonio. Da quella volta lì, quando si passa davanti a quel bivio, la curiosità di andare a vedere com’è fatto 'sto Pierantonio e ome si chiamano i suoi abitanti (Pierantonini? Pierantoni? Piero? Antonio?) è rimasta, quasi quasi la prossima volta ci facio tappa...

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