appunti, spunti e amenità varie...
Bisogna rappresentare la vita non come è né come dovrebbe essere ma come essa ci appare nei sogni (A. Checov)
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chiacchierona, egocentrica, esageratamente pignola e puntigliosa, permalosissima, sufficientemente nevrotica, normalmente egoista, scarsamente autoironica, eccessivamente curiosa, leggermente presuntuosa, poco intraprendente, implacabilmente puntuale, un po’ fifona, irrimediabilmente stonata, vagamente ambiziosa, costantemente indecisa, troppo magra, ma assolutamente sincera, gran sognatrice, decisamente romantica, piuttosto sorridente, con un ottimo senso dell’orientamento e un elevato senso del dovere, correttamente ecologica, moderatamente allegra, golosa quanto basta, sufficientemente disponibile, appassionatamente grafomane, capace di arrossire, lievemente timida, affidabile e discretamente elegante...
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Quando lo splendore, e il rumore
cadranno nel silenzio
per un momento, allora prendilo
(Ilya Kabakov)
Lo sgranocchiare continuo dei pesci ed il fluttuare lento delle alghe nella corrente in fondo al mare.
Lo scoppiettare discreto delle bollicine di bagnoschiuma a mollo nella vasca da bagno.
Il cinguettare allegro di un uccellino insonne nel buio umido delle due del mattino.
Il ticchettio sparso delle prime rade gocce di pioggia sulle foglie degli alberi.
Il tocco leggero dei polpastrelli che si rincorrono veloci sui tasti di un pianoforte.
Il fruscio lento delle foglie secche portate via dal vento.
(auguri di un sereno anno nuovo, ma in un sussurro...
)
Ogni abitudine rende la nostra mano più ingegnosa e meno agile il nostro ingegno (Bertrand Russel)
Io veramente le catene non è che le ami molto, ma di questi tempi - complice forse un po' di noia vacanziera - ne girano diverse... questa me l'hanno già passata in due nel giro di pochi giorni, il che significa che in giro c'è qualcuno veramente curioso di conoscere le strane abitudini degli altri quindi la faccio, ma nei giorni di festa così magari non tutti leggono queste cose vergognose e ci leviamo il pensiero!
Regolamento:
Il primo giocatore di questo gioco inizia il suo messaggio con il titolo "Cinque tue strane abitudini", e le persone che vengono invitate a scrivere un messaggio sul loro blog a proposito delle loro strane abitudini devono anche indicare chiaramente questo regolamento. Alla fine dovrete scegliere 5 nuove persone da indicare e/o linkare il loro blog o web journal. Non dimenticate di lasciare un commento nel loro blog o journal che dice "Sei stato scelto" (ammesso che accettino commenti) e ditegli di leggere il vostro.
1. metto le posate a scolare divise in ordine per genere, le forchette con le forchette, i coltelli con i coltelli...
2. indosso la biancheria coordinata con il colore dei vestiti
3. non rispondo mai agli sms se non assolutamente costretta dalle circostanze
4. sono capace di mangiare qualsiasi cosa a qualsiasi ora
5. quando sono in viaggio non riesco a dormire più di tre ore per notte, fuso orario o no
Poi, a dire il vero, ce ne sarebbero molte altre.
Tipo che conto i gradini mentre salgo e se non finiscono in numero pari mi indispongo.
Tipo che prima di ripartire dalle vacanze vado a salutare il mare.
Tipo che segno su un taccuino i titoli di tutti i libri che leggo.
Tipo che odio guidare con la pioggia e con qualcuno in macchina.
Tipo che quando mangio gli asparagi metto i gambi scartati tutti in fila a cerchio intorno al piatto.
Tipo che posso rimanere ipnotizzata per ore davanti ai programmi televisivi dove si cucina.
Tipo che sono stonatissima, ma quando sono sola canto a squarciagola, soprattutto in macchina, solo che siccome non so mai i testi e riconosco una parola ogni venti vado "a suono".
Tipo che mangio solo marmellata di limoni o di arance amare.
Tipo che odio le bevande gelate e se mi ci mettono i cubetti di ghiaccio li levo con un cucchiaino.
Tipo che...
Vabbè, dunque, cinque persone nuove... uhm... fammi pensare... allora, a molti 'sta catena già è arrivata da altre vie, ma se già non gliel'ha appioppata ancora nessuno allora dico Alex, Aretha, Donnagatto, Anonimok e Nonsologeomangio, altrimenti chiunque ne abbia tempo e voglia!
Io, anche per questa volta, anzi per quest'anno, ho dato...

Non cè nulla di meglio che ridere con qualcuno perché si considerano divertenti le stesse cose (Gloria Vanderbilt)
Ansia da regalo, stress da cenone, angoscia da parenti... ringraziando il cielo, per tutta una serie di motivi, buona parte di queste iatture natalizie non colpiscono la mia famiglia.
In compenso, però, ogni volta che c'è l'albero di Natale, a casa mia subentra immediato il panico da cane incontinente.
Sì, proprio così.
Come sia potuto effettivamente accadere ancora adesso, a distanza di qualche anno, non riusciamo bene a spiegarlo.
Insomma, la scena era questa: vigilia di qualche Natale fa, mamma ai fornelli per gli ultimi preparativi prima della cena, io e l'altro genitore seduti al tavolo della cucina a preparare (io) e smangiucchiare (lui... e io!) qualche antipastino, sorella e cognato spediti in cantina a prendere il vino, sottofondo di musichette natalizie d'ordinanza.
La porta di ingresso viene lasciata semiaperta, tanto alle 8 di sera della vigilia chi ci potrà mai essere in giro per il palazzo?
Ora, per capire bene la dinamica dell'"incidente", va spiegato che il nostro albero di Natale è all'ingresso, appoggiato alla parete di fronte la porta, perfettamente visibile dalla cucina. Non solo: il nostro albero di Natale è sempre lo stesso da più di dieci anni perché è assolutamente e indiscutibilmente finto. Molto carino con tutte le sue mille lucine rosse intermittenti e i pacchetti colorati sotto, sembrerebbe quasi vero se non fosse che gli manca il profumo insostituibile degli abeti: insomma è assolutamente perfetto, ma si capisce benissimo che, seppur bello, è anche assolutamente falso.
Dunque, tornando alla sera della vigilia... mentre la porta è socchiusa e noi siamo in cucina a sminestrare non so bene quale santo ispiri un coinquilino dei piani alti a portare il suo simpatico cagnolone a fare la passeggiatina pre-cena (cioè, veramente lo so quale santo, povera bestia: l'avevano tenuto tutto il giorno chiuso, almeno una pipì natalizia gliela vuoi far fare a 'sto cane brutto padrone scriteriato?).
Immaginate la scena: il cane scende di corsa le scale pregustando il pregustabile, il padrone arranca lentamente dietro.
Il cane trova la prima porta aperta.
Il cane si fionda dentro la porta aperta a velocità della luce.
Il cane avvista un albero (vero, falso, che ci capisce lui?).
Il cane si fionda ancor più velocemente sull'albero.
Il cane alza leggiadro la zampona e molla lì, sull'albero - sul nostro albero!!! - tutta la pipì della giornata, innaffiando abbondantemente pacchetti, regali, tappeto e tutto quello che trova nel suo raggio, diciamo così, d'azione.
Il padrone, nel frattempo, è arrivato a metà rampa...
Il dialogo in cucina è surreale: papà «Cara... c'è un cane nell'ingresso...», mamma «Ma che cosa stai dicendo, dai...», papà «Ma sì, ti dico...», io «Mamma è vero, c'è un cane...», papà «Sì, sì, un cane... e sta facendo pipì sull'albero!», mamma «Cooosa?!?»...
Scatto simultaneo verso l'ingresso, cane che se la fila tranquillo e leggero come niente fosse incrociando sorella e cognato che rientrano in quel momento, padrone della bestiola che arriva finalmente al nostro piano, papà indeciso fra le risate e una lieve arrabbiatura che gli dice nel tono più tranquillo possibile «Scusi, ma il suo cane ha...», lui che risponde «Ah sì? bè, buonasera» e guadagna imperturbabile l'uscita, mamma oscillante fra l'incredulità e lo scoramento («Ma, ma... oddio, il tappeto!»), rapidissimo tentativo di salvare il salvabile (via le carte, niente più sorprese e regali "a vista", prendi lo straccio, asciuga, corri), la cena sui fornelli, rapido giro di sguardi, lieve momento generale di indecisione sul da farsi e poi risate, risate, risate fino alle lacrime... Stai a vedere che il cane incontinente alla fine bisognerà ringraziarlo? Comunque, adesso, a Natale la porta la teniamo ben chiusa...
*
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* Auguri di buone feste a tutti!!! *
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La vera fine di una giornata è la scelta di un libro che ti aiuti ad attraversare la notte (Santo Piazzese, "La doppia vita di M. Laurent")
Credo di avere ucciso un libro, oggi, e il rimorso mi tormenta.
Me lo avevano regalato per il compleanno, un regalo di quelli "pensati" e quindi tanto più apprezzato, proprio quell'autrice, il suo ultimo romanzo. Ho anche aspettato parecchio tempo per iniziare a leggerlo, perché volevo il momento giusto, la giusta predisposizione mentale, preferendogli prima altre cose per poterlo poi gustare meglio.
Ed è stato proprio così, parole che si rincorrono pagina dopo pagina e ti portano da qualche altra parte, qualche minuto rubato ogni sera per soddisfare la curiosità e andare avanti. Così fino a ieri, quando a metà di una frase, proprio nel momento clou in cui si intuisce la svolta che cambierà la storia, giro pagina e... e c'è un'altra frase a metà che non c'entra nulla! Ohibò, ma... ma... ma che succede? Guardo, rileggo, controllo, no, non funziona proprio, qui manca un pezzo: che cosa succede, diamine? Succede che mancano quattro pagine: non una, quattro! È un errore della tipografia, evidente, ma come faccio adesso ad andare avanti? Per carità, volendo uno salta e continua come se niente fosse, il filo del racconto si recupera e magari prima o poi si riesce anche a capire cosa è successo in quelle quattro pagine, solo che non mi va, non mi piace, non ci riesco, mi manca qualcosa.
Così decido di tornare alla libreria dove è stato acquistato e farmelo cambiare con una copia "completa": va bene, non c'è problema mi dice il commesso sbrigativo e mentre io gli faccio vedere l'errore quello in un battibaleno mi toglie il libro di mano e accartoccia con le mani le pagine incriminate. È un attimo, lo guardo inorridita ed un «No!» strozzato mi esce dalla gola, ma ormai il commesso è già corso veloce fra scaffali e pile, ha preso la copia nuova, tolto il cellophane, controllato che le pagine ci fossero tutte e grazie arrivederci, è andato via con il libro "fallato" sotto braccio. Il mio libro.
Perché all'improvviso, in quell'esatto momento, ho capito che quello lì era il mio libro, e con lui tutta la sua storia: le rotative, la stampa, i fogli stampati in quartine o sedicesimi, chissà, e quelle quattro pagine finite chissà dove, forse volate via per colpa di una finestra lasciata aperta oppure scivolate sotto qualche macchinario dove nessuno le ritroverà mai, e poi la rilegatura, la copertina con la foto, il cellophane, un tir che corre veloce, un lungo viaggio fino ad un magazzino dall'altra parte della città e poi lì, ordinato in fila su uno scaffale, dove le mani di qualcuno lo scelgono pensando a me per regalarmi un sorriso, proprio lui, proprio quel libro con quattro pagine di meno...
Ormai è troppo tardi, cerco di non pensarci, apro il libro nuovo e ricomincio a leggere lì dove mi ero interrotta, a pagina 184, ma non è la stessa cosa, questo non è il mio libro, tutte le pagine prima non sono le mie, non sono mai state lette nè sfogliate da nessuno, non ho fantasticato fra le loro righe, forse dovrei ricominciare dal principio perché così ho questa strana sensazione di avere iniziato una cosa a metà.
Per colpa della mia curiosità, della mia incapacità di immaginare cosa sarebbe potuto accadere in quelle quattro pagine non ho più il mio libro, l'ho lasciato andare via così, fra le mani di un commesso frettoloso, destinato certamente al macero e non sono riuscita a fermarlo...
La prossima volta metto un annuncio e cerco le fotocopie delle pagine mancanti, giuro.

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