appunti, spunti e amenità varie...

Bisogna rappresentare la vita non come è né come dovrebbe essere ma come essa ci appare nei sogni (A. Checov)

Eccomi

Utente: agense
chiacchierona, egocentrica, esageratamente pignola e puntigliosa, permalosissima, sufficientemente nevrotica, normalmente egoista, scarsamente autoironica, eccessivamente curiosa, leggermente presuntuosa, poco intraprendente, implacabilmente puntuale, un po’ fifona, irrimediabilmente stonata, vagamente ambiziosa, costantemente indecisa, troppo magra, ma assolutamente sincera, gran sognatrice, decisamente romantica, piuttosto sorridente, con un ottimo senso dell’orientamento e un elevato senso del dovere, correttamente ecologica, moderatamente allegra, golosa quanto basta, sufficientemente disponibile, appassionatamente grafomane, capace di arrossire, lievemente timida, affidabile e discretamente elegante...

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mercoledì, 26 aprile 2006
Numeri

12 mesi.
365 giorni.
110 post.
1976 commenti.
20954 contatti (al momento in cui scrivo).
25 amici bloggaroli (almeno).
44 link.
3 blog privati a cui sono invitata (grazie!).
3 blog ai quali partecipo (ari-grazie!).
22 blog amici che mi linkano (ari-ari-grazie!).
62 i commenti al post più commentato (questo).
0 i commenti al post meno commentato (quest'altro).
2 inaspettate litigate con persone che non hanno gradito cosa avevo scritto.
2 felici riconciliazioni con le medesime persone.
6 amici bloggaroli conosciuti di persona (lei - che non so se vale perché la conoscevo già da prima, ma vabbè e anzi no, se non ci fosse stata lei tutto questo nemmeno ci sarebbe stato quindi sì, ho deciso, vale eccome - e poi lui, lui, lui, lui e lui).
19 amici bloggaroli (almeno) che non ho ancora conosciuto di persona (cioè tutti gli altri, ma - scusate! - siete tanti per fare tutti i link!).
1 maniaco "incontrato" nella rete.
4 concerti jazz di amici musicisti bloggaroli ascoltati.
3 post on demand (questo, questo e quest'altro).
3 ricette in rete (qui e qui).
2 fondamentali catene alle quali ho dato il mio fondamentale contributo (questa e quest'altra).

Tutto questo, in numeri, è 1 anno di vita del mio blog.
Se me lo avessero detto un anno fa probabilmente avrei risposto, in dialetto, come mia nonna: «Ieeeh, cocchì, 'n mel' sarìa mai cres'!».
Oggi invece, contro ogni più rosea aspettativa, spengo felicemente la prima candelina: auguri!!!

Grazie a tutti, veramente, perché se sono arrivata fino a qui è anche merito vostro... e adesso, dopo aver dato i numeri, posso commuovermi un pochettino?

 

Postato da: agense a 22:35 | link | commenti (25) |

giovedì, 20 aprile 2006
D.

D. ha una voce strana, aspra, un po' tremante, sembra quasi un fumetto e all'inizio - lo ammetto - non riuscivo nemmeno a capire esattamente se fosse un uomo oppure una donna, ma fa pensare a serate calde e morbide, accompagnate da una chitarra.

D. parla di cose strane, a volte in inglese e a volte in spagnolo, sempre con uno strano accento: piccoli ragni gialli che sanno cose che tu non sai, bambini cinesi anche se sei nato in Alaska e bambini neri, rossi e blu, libri da leggere, pesci da odiare perché non hanno paura, olive da mangiare, scimmiette e anime gentili.

D. io, fino ad un paio di mesi fa, non sapevo nemmeno che esistesse, ma adesso mi accompagna mentre sfreccio sul bolide rosso, mentre scrivo, quando passo ore solitarie in biblioteca. e quando guido tranquilla in macchina, attraversando valli e boschi in compagnia di chi mi vuole bene.

D. mi fa compagnia con il suo ritmo strano che sembra una filastrocca e quando ascolto le sue strane canzoni mi ritrovo a canticchiare parole sconosciute, a pensare a paesi immaginari colorati e speziati, solitari e silenziosi, a fiori secchi e tramonti con il sole rosso.

Soprattutto, quando ascolto D., mi passano i pensieri e le paturnie e mi ritrovo a sorridere così, senza motivo e sono più felice.

Postato da: agense a 14:25 | link | commenti (24) |

mercoledì, 12 aprile 2006
Scrivere

Se gli scrittori non leggessero e i lettori non scrivessero, gli affari della letteratura andrebbero straordinariamente meglio (Giovanni Papini)

Ci sono quelli che scrivono solo a mano, quelli che usano magari ancora la Lettera 22, oppure quelli che guai se la stanza non è insonorizzata o se sotto al sedere non hanno proprio quel cuscino o se dalla finestra non si vede la Tour Eiffel o se il grado di umidità esterna non è del 16,2% o se non bevono prima sei Margarita o se in sottofondo non c'è la Cavalcata delle valchirie o se chissà che altro.
Ci ho pensato un po' su e alla fine ho scoperto di avere anche io delle fissazioni, proprio come i veri scrittori e la cosa mi ha riempito di orgoglio e soddisfazione: proprio come l'Ernest H. o come il Marcel P., sìssì, senza le mie fondamentali fissazioni scrivo male a prescindere dal fatto che poi alla fine, magari, scrivo semplicemente una recensione di 25 righe o un semplice post (che poi, veramente, a volte scrivo anche cose ben più serie e importanti come il catalogo di disegni di F. P. che è uscito ieri, ma in effetti è più raro e poi lì entrano in gioco altri fattori, le ricerche, i tempi di consegna, insomma è diverso anche se le fissazioni sono più o meno le stesse).

Dunque, prima di tutto ho bisogno di una tazza di tè al gelsomino, che in realtà andrebbe bene anche di un altro gusto, però il gelsomino è meditativo, diventa amaro se lo lasci troppo a mollo nella tazza, insomma dà al tutto un'aura vagamente zen che altrimenti sarei ben lungi da avere e, insomma, un'aura zen non può che fare bene no?

Poi ho bisogno di un sottofondo musicale, ma in una lingua qualsiasi che non sia l'italiano - al limite anche il sanscrito - perché altrimenti mi sono accorta che ho la tendenza a lasciarmi distrarre dalle parole, magari canticchio i ritornelli e allora capace che mi metto a scrivere proprio quello che sto cantando e non sia mai che fra una frase e l'altra mi ci scappi che «il carretto passava e quell'uomo gridava gelati» oppure che «ovunque sei, se ascolterai, accanto a te mi rivedrai». Insomma, qualsiasi cosa purché non mi confonda e, comunque, sempre seguendo delle fasi monotematiche: dopo la fase jazz, quella bossa nova (che riciccio fuori ogni tanto soprattutto in primavera perché mi mette di buon umore), quella colonne sonore, quella tango, quella Pat Metheny, quella arabo-esotica e mille altre adesso sono nella fase etno-digital-ambient che non so nemmeno io bene che cosa significhi, ma mi piace.

Poi mi serve un collegamento a Internet perché quando scrivo non scrivo mai una sola cosa, ma magari due o tre insieme (ogni tanto mi viene in mente qualche idea per qualcosa e la butto giù, rispondo mano mano alle mail che arrivano, prendo appunti per una recensione) e poter navigare può essere utile.

Poi mi servono una tuta da ginnastica, un pigiama, una vecchia felpa, un paio di calzettoni, una magliettona, una coperta avvoltolata, insomma qualsiasi cosa che sia morbida. Lo so, non dovrei confessare certi particolari, ma insomma, devo ammetterlo, quando scrivo devo stare comodamente accroccata sulla sedia e gonna e calze mal si adattano allo scopo: non mi sembra un'assurdità, sono sicura che anche la Virginia W., se avesse potuto, qualche corsetto se lo sarebbe levato, suvvia!

Poi devo essere mezza addormentata, cioè sveglia, ma ancora un po' in quella fase di rimbambimento fra sogno o son desta perché ho appurato con ormai una discreta dose di sicurezza che proprio quella è la mia fase più creativa. Le idee migliori, dalla tesi in poi, mi sono sempre venute così, tanto che più di una volta mi sono alzata di corsa nel cuore della notte oppure ho acceso il pc immediatamente appena alzata, nemmeno il tempo di fare una pipì, per mettere nero su bianco idee e pensieri che, altrimenti, sarebbero potuti velocemente sparire al momento del pieno risveglio.

Poi devo avere un telefono vicino, in maniera da avere la possibilità di chiamare amici, sorelle, amanti e così via: lascia stare che poi spesso va a finire che non chiamo nessuno, ma se lo faccio mentre chiacchiero continuo a scribacchiare, a buttare giù una riga lì o una parola là perché vengo ispirata da qualcosa... e adesso che forse lo avete scoperto, vi prego, non riattaccate quando chiamo!

Poi devo avere tempo, un sacco di tempo, perché mentre scrivo ne perdo tanto, mi distraggo, mi alzo, mangio qualcosa, cincischio, cerco una citazione, vado in bagno, sfoglio una rivista, mi imbambolo a pensare, faccio una passeggiatina per casa e così va a finire che mi concentro seriamente solo quando sono verso la fine e rimangono sì e no dieci minuti secondo la vecchia e ben collaudata teoria secondo la quale sotto pressione si rende meglio.

Poi ci sarebbe anche un'ultima cosa, che uno magari non ci pensa, preso com'è ad organizzare tazze di tè, cd e pigiami, ma è abbastanza importante: insomma, sì, ci sarebbe da trovare il momento di ispirazione.
Ecco, devo ammettere che questo è la cosa più difficile da fare, perché non è che posso aprire un cassetto e prenderlo da lì oppure guardare fuori della finestra e vederlo piovere dal cielo o leggere da qualche parte e scoprirlo nascosto fra le righe di qualcun'altro 'sto momento di ispirazione...
Certo, quando poi lo trovo devo ammettere che non mi fermo finché non l'ho completamente esaurito e allora ha inizio la complessa e puntigliosa fase della rilettura, revisione, ricontrollo e correzione, ma a quel punto sarei già un bel pezzo avanti: il problema è arrivarci al momento d'ispirazione ed è deprimente pensare che sicuramente nè l'Ernest H. nè il Marcel P. e nemmeno la Virginia W., ne sono certa, hanno mai avuto questo problema.
Deve essere per questo, sìssì, deve essere proprio per questa assurda difficoltà nella ricerca del momento di ispirazione, che - diamine! - nonostante queste mie fondamentali fissazioni alla fin fine - accidenti! - non sarò mai un vero scrittore...

Postato da: agense a 16:01 | link | commenti (27) |

mercoledì, 05 aprile 2006
Nessuno è perfetto

La perfezione è sospetta (Filippo Li Gotti)

Me la ricordo bene L.C.: era una bambina molto bellina e vagamente smorfiosetta, conscia del suo bell'aspetto ed è rimasta sempre uguale, anche dopo anni. Occhi verdi un po' da cerbiatto, nasetto affilato, bocca piccola e capelli biondi. Soprattutto capelli biondi: lunghi, lisci, sempre assolutamente perfetti, mai una volta che l'abbia vista non dico con i capelli poco puliti, ma almeno appena appena spettinata! Mai. E poi sempre elegante, sempre perfetta, mai un'occhiaia, mai un accessorio fuori posto, una calza di colore sbagliato, una borsa inadeguata, anche in jeans sembrava sempre appena uscita dalle pagine di una rivista di moda.
Non che fosse proprio antipatica, questo non si può dire: anzi, era sempre gentile e cortese, però non era nemmeno particolarmente simpatica, non dava mai confidenza, risatine sempre a denti un po' stretti, l'aria come se fosse sempre un po' "sulle sue", mai un'emozione (che so, l'aria magari stanca, o arrabbiata, o qualsiasi altra cosa), mai un gesto eccessivo, ma sempre e solo quegli occhi sottili che ti osservavano attenti in silenzio. «A schiuma frenata» direbbe mia nonna.
Insomma, L.C. era una di quelle che anche se tu ti sentivi assolutamente carina ed in condizioni impeccabili appena la incrociavi comunque ti faceva sentire in qualche modo fuori posto, inadeguata. Quando da piccole ci si incrociava, mentre le mamme chiacchieravano fra loro, noi si rimaneva lì in silenzio, a squadrarci di sottecchi, ma senza quasi rivolgerci la parola. Quando sono cresciuta le cose non sono cambiate, anzi ci si è messa di mezzo anche la banale invidia femminile adolescenziale, figuriamoci!

Non l'ho più vista per anni, L.C., fino all'altro pomeriggio.
Sfrecciavo sul bolide rosso, ero allegra anche se stavo andando al lavoro e l'ho incrociata. Era, ovviamente, perfetta: giacca in tinta con gli occhi, portamento altero, borsa all'ultima moda, capelli biondi elegantemente sciolti sulle spalle, fidanzato rigorosamente incachemirato che la teneva galantemente sottobraccio.

Ecco, in quel preciso momento - non so come e non so perché - mi è sembrato che tutto questo tempo non fosse mai passato e mi sono sentita di nuovo come quella bambina che la guardava di sottecchi da piccola, invidiando i capelli biondi e lisci e l'aria sempre perfetta, da principessa. Anni volati via così, in un attimo: lei perfetta, io inadeguata, con il mio adorato impermeabile inglese che mi ha fatto sentire come l'ispettor Clouseau.
Poi però ci ho ripensato e mi sono chiesta se è da invidiare poi così tanto l'avere tutto in tinta compreso il fidanzato incachemirato, a passeggiare insieme il sabato pomeriggio sorridendo con i capelli lisci e i denti stretti.
La risposta non me la sono ancora data, però quando ho girato l'angolo per un secondo mi sono vista riflessa in una vetrina mentre sfrecciavo via veloce per tornare nel futuro con l'impermeabile svolazzante e - non so come e non so perché - in quel secondo mi sono sentita bellissima.

Postato da: agense a 23:08 | link | commenti (22) |



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