appunti, spunti e amenità varie...

Bisogna rappresentare la vita non come è né come dovrebbe essere ma come essa ci appare nei sogni (A. Checov)

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Utente: agense
chiacchierona, egocentrica, esageratamente pignola e puntigliosa, permalosissima, sufficientemente nevrotica, normalmente egoista, scarsamente autoironica, eccessivamente curiosa, leggermente presuntuosa, poco intraprendente, implacabilmente puntuale, un po’ fifona, irrimediabilmente stonata, vagamente ambiziosa, costantemente indecisa, troppo magra, ma assolutamente sincera, gran sognatrice, decisamente romantica, piuttosto sorridente, con un ottimo senso dell’orientamento e un elevato senso del dovere, correttamente ecologica, moderatamente allegra, golosa quanto basta, sufficientemente disponibile, appassionatamente grafomane, capace di arrossire, lievemente timida, affidabile e discretamente elegante...

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lunedì, 31 luglio 2006
Welcome to Ellis Island

America: il risultato di un errore di navigazione. (L. L. Levinson)

L'Agense ce l'ha fatta.

Dopo mesi di duro lavoro, dopo aver tirato il fiato per l'ultima settimana come nemmno un purosangue allo sprint finale, dopo aver sfidato il balck out ad un pelo dal check-in, dopo aver preso una coincidenza aerea con un margine di attesa di 30 secondi netti, dopo essere sopravvissuta ai pasti precotti delle linee aeree teutoniche, dopo essere riuscita comunque a non vedere il proprio bagaglio sperso in chissa' quale parte del globo, dopo aver lasciato le proprie impronte digitali ed aver superato indenne in controllo all'immigrazione nonostante la foto del passaporto fosse di ben due anni fa e i capelli irrimediabilmente diversi, dopo aver ricevuto l'abbraccio piu' desiderato e, in luogo di un banalissimo mazzo di fiori acquistato alle macchinette automatiche manco fosse una lattina di coca-cola, un ben piu' utile carrello per trasportare i bagagli, dopo aver rischiato un semi-infarto a causa della guida del cab-man nel traffico del'ora di punta, ecco, dopo tutto questo, l'Agense e' finalmente giunta a NY, ha preso possesso della casa di "Broccolino" insieme all'ammmore suo ed e' finalmente in vacanza.

Dopo aver senza eccessivi traumi superato la crisi da jet-lag, dopo compiuto il primo gesto fondamentale per la quotidiana sopravvivenza nella metropoli che non dorme mai, ossia l'aver acquistato la metrocard MTA, dopo aver ripassato la mappetta e rispolverato i ricordi riguardo uptown e downtown, avenue e street, express e local line, dopo essere stata istruita dall'ammmore suo per la prima giornata con simpatiche domande trabocchetto del genere "adesso dove stiamo andando, a nord o a sud?, da quale lato e' west?, dove tramonta il sole?", dopo aver ricevuto il battesimo del cibo mangiando sushi take-away e hamburger il cui peso, pari alla bonta', soddisferebbe il fabbisogno settimanale di carne di uno sportivo ventenne vitaminizzato, dopo aver memorizzato alcuni fondamentali punti di riferimento per orientarsi con sufficiente sicurezza nel quartiere (fra cui lo "juventus club brooklyn" e "the canton palace", ameno ristorantino cinese delle dimensioni di un ipermercato brianzolo), dopo aver affrontato la prima mattinata in solitaria esplorazione, aver individuato gia' almeno venti o venticinque posti (fra ristorantini, boutique e simili) dove dover assolutamente ritornare, dopo essere finalmente aprodata su una panchina con vista lago al Central Park, dopo aver intrattenuto una cordiale conversazione sulla bellezza dell'Italia ("I went to Firenzia, biuuutifl!") con i simpatici due vecchietti nullafacenti vicini di panchina, dopo aver tentato senza successo alcuno di inviare alcune e-mail che - diciamocelo - spedite dal Central Park avrebbero avuto tutto un altro sapore, dopo aver ricevuto da un ansimante e azzimato signore in pausa footing la drammatica notizia (non richiesta, peraltro, ha cominciato lui a chiacchierare, ma confermata dai fatti) che la connessione "uaireless" non e' poi cosi' immediata nemmeno qui, ecco, dopo tutto questo, l'Agense e' finalmente pronta a raccontare le sue avventure fra i grattacieli nuiorchesi...

See U soon!

Postato da: agense a 21:10 | link | commenti (19) |

giovedì, 20 luglio 2006
Catena spezzata*

[* Il titolo è l'incipit, lo ammetto potrebbero far pensare alle mie recenti epiche vicissitudini con il Signor Splinder, ma non fatevi fuorviare. L'Agense è una personcina che non porta rancore, è ben lieta di essere finalmente riuscita a "postare" nuovamente dopo ben cinque diconsi cinque giorni di isolamento splinderiano (questo post sarebbe dovuto andare "in onda" domenica scorsa!) e spera che tutto ciò non accada più.... altrimenti Signor Splinder io vengo lì e come minimo le taglio le gomme della macchina!!! ]

Finalmente è successo.

D’altronde, che prima o poi dovesse accadere, ne eravamo certe, tutto stava a capire quando, ad avere la pazienza di aspettare.

Il karma negativo, la maledizione della festa sfigata sembra definitivamente allontanato!

Era iniziato tutto un sabato di qualche settimana fa: la mia amichetta F. annuncia «stasera ho una festa, vieni con me?» e l’Agense ovviamente accetta, che domande! Che ci potesse essere sotto qualcosa di strano l’avremmo dovuto capire subito, quando la F. mi chiede aiuto per decifrare l’sms di invito, talmente pieno di k, x, nn, + e altri codici adolescenziali vari da risultare una via di mezzo fra il codice fiscale di un cingalese e un sudoku alfabetico avanzato. Considerato che veniva direttamente dall’ospite, che nell’occasione festeggiava un compleanno vicino alla quarantina (!) avremmo dovuto quantomeno fuggire a gambe levate, ma siccome noi siamo donnine audaci e sicure di noi stesse ci siamo impavidamente presentate alla simpatica festicciola in simpatica zona della città certe di passare una simpatica serata. Ora, per carità, nessuna di noi aveva intenzione “bellicosa” alcuna, ma insomma, in tutta la serata siamo riuscite a “rimediare” un saluto e poche chiacchiere poco più che cortesi dal padrone di casa, due parole due scambiate con altro tipo che in quelle due parole due ha concentrato il racconto entusiasta della sua recente paternità ed infine un lungo languido e ceruleo sguardo per ciascuna da parte di un tal presentatore televisivo presente ai festeggiamenti (lungo languido e ceruleo sguardo che, chiaramente, il tal presentatore televisivo ha rivolto pressoché a tutte le donne presenti, peraltro senza giammai condirlo da espressione verbale alcuna: evidentemente delle due cose una, o parla o guarda, i neuroni non devono essere stati programmati altrimenti). La F. si è rifugiata sul balcone con la scusa della sigaretta, l’Agense si è buttata sulle fragole presenti in abbondanza, dopo la torta di ordinanza ci siamo eclissate con classe, sul portone le scuse della F., «mi spiace, non immaginavo una cosa di tale mortale noia…», ma in fondo a noi ha fatto comunque piacere stare insieme, ci siamo aggiornate su un sacco di chiacchiere e pazienza se l’ambiente non era il massimo della simpatia.

Il sabato successivo l’Agense rilancia, «F., mi ha invitato L., ti ricordi? Andiamo insieme?», e così le due sventurate ripartono fiduciose. Il luogo, oggettivamente, meritava: giardino, orchestra, camerieri, buffet non male, un sacco di ospiti anche se era netta la predominanza femminile, tutta adeguatamente abbronzata strizzata truccata scollata e chi più ne ha più ne metta. Sembrava non male, ma a questa festa abbiamo raggiunto l’incredibile record di essere riuscite a passare un’intera serata in cui nemmeno il padrone di casa si è avvicinato per fare le due chiacchiere di cortesia che ogni ospite si merita, e così io e la F. abbiamo dignitosamente vagato fra un bicchiere di prosecco e una tartina tentando di non farci deprimere troppo dai cortesi tentativi miseramente caduti nel vuoto di provare a dialogare almeno con il vicino di fila mentre si cercava di agguantare una fetta di torta. All’uscita tre sole parole della F.: «adesso siamo pari»! Ci guardiamo sconsolate e iniziamo a capire: è il karma negativo, le feste a cui andiamo insieme, per qualche inspiegabile congiuntura astrale sfavorevole, si rivelano tutte delle incommensurabili dèbacle, fallimenti in piena regola delle nostre capacità di socializzazione, eppure siamo due donnine spigliate e gradevoli, chissà dove sbagliamo, bisognerà trovare una soluzione…

La soluzione si presenta un paio di sabati fa: S. festeggia il compleanno in un simpatico locale del centro, non possiamo non andare! E così, per la terza volta l’Agense e la F. si armano di tacchi e pazienza, riescono persino a trovare un parcheggio regolare in centro all’ora di punta e si presentano con solo mezz’ora di ritardo. Sembrerebbe tutto a posto, per questa volta, se non fosse per un piccolo, piccolissimo particolare… la festeggiata non c’è! La F. mi guarda vagamente in tralice con il suo bellissimoo sguardo turchese in cui leggo, nell’ordine, «non è possibile… sei sicura che sia la serata giusta… ma a che razza di festa mi hai portato… e adesso che facciamo?», l’Agense rimedia lì per lì con passeggiatina fra le viuzze del centro per ingannare l’attesa della festeggiata che giura tramite sms di stare per arrivare «fra un minuto!», dopo un’ora di passeggiata in bilico fra i sampietrini ci decidiamo a entrare comunque nel locale e prendere da bere che tanto l’attesa si fa lunga e quando finalmente – dopo un’altra mezz’ora! – la festeggiata si presenta con i suoi amici e la festa entra nel vivo l’Agense e la F. sono ormai stramazzate su due sediole a cercare di riposare le caviglie provate dall’attesa sui tacchi, distrutte dal connubio alcool-temperatura caliente. Dopo un bel po’ di chiacchiere (quelle, finalmente, sì), mentre i pimpanti invitati si organizzano per spostarsi e andare a ballare dalla parte opposta della città, un rapido sguardo fra di noi decreta la fine della serata. Mentre ci riavviamo mestamente verso la macchina nessuna di noi due ha il coraggio di dire nulla…

Lo scorso sabato, finalmente, la svolta: la F. riceve un invito da tale Fr., da lei conosciuto un mese fa ad un aperitivo e mai più rivisto, per una festa open di un non ben identificato amico suo! È lei, è la nostra occasione per sfidare nuovamente la sorte e tentare di cambiare il karma! Ora, a parte il temporale che si addensa sulle nostre teste e che non promette nulla di buono per una festa organizzata in giardino, questa volta siamo ben decise: scelta la mise adatta (lei tutto bianco, io tutto rosso) la F. e l’Agense si presentano con gran classe all’ennesima festa. Poco conta il fatto che, in fondo, siamo un po’ imbucate (scopriremo poi che lo sono la metà degli invitati), la serata sembra quasi normale, gli ospiti sono di vario genere, alcuni sembrano venire direttamente dal mare fra bermuda e prendisole, un tipo ha invece un inquietante completo lucido stile cioccolatino, le donne sfoggiano tacchi e sorrisi, ma finalmente i nostri tentativi di socializzazione non cadono miseramente nel vuoto, il padrone di casa è cordiale e fa del suo meglio per presentare e parlare con tutti, chiacchieriamo persino con un paio di fanciulle simpatiche (ancora devo capire per quale motivo alle feste ci debba essere questa idiosincrasia sociale fra persone dello stesso sesso), scambio di e-mail, un bicchiere di vino e una fetta di anguria… Oddio, a voler essere puntigliose, ci sarebbe questo tipo che mi attacca un bottone pazzesco sul mio lavoro, ma in fondo è simpatico, certo magari mentre taglia l’anguria a pezzettini poteva evitare di tirare platealmente fuori dal taschino della giacca rigorosamente anni ’70 uno stuzzicadenti previdentemente preso al ristorante dove ha pranzato proprio quel giorno, come tiene brillantemente a farmi sapere, «perché in fondo uno stuzzicadenti può sempre servire, no?»… e magari quel tipo con cui parla F. potrebbe magari presentarsi a voce invece di darle il suo bigliettino da visita prima ancora di aprire bocca, ma in fondo questi sono solo particolari, che vuoi che sia, siamo abituate a ben di peggio. La gente aumenta, io e F. ci guardiamo ogni tanto di sottecchi, altra gente si presenta, in fondo anche questa tipa vestita come una sfinge dorata è simpatica, cerco un bicchiere d’acqua, perdo la F., vago per un po’, la ritrovo che balla un tango con un tipo, due parole con la cortese mamma settantenne del festeggiato, altre chiacchiere, le vacanze, parto fra dieci giorni raggiungo il mio amore, io forse vado in Messico, ma dai anch’io! allora sentiamoci, vabbè, noi adesso andiamo, ciao ciao, sì ci sentiamo, grazie di tutto, bella festa, veramente e complimenti per il giardino. Io e la F. usciamo appena appena traballanti sui tacchi, un’occhiata all’orologio, caspita ma è tardissimo, la guardo, un sorriso d’intesa: sì, decisamente la maledizione della festa sfigata è ormai un ricordo, il karma negativo vaporizzato via, sìssissì, la catena maligna si è finalmente spezzata, let’s have a party!

Postato da: agense a 08:42 | link | commenti (15) |

martedì, 11 luglio 2006
Un Mondiale... DOC!

Quando costruisci un team, cerca sempre quelli che amano vincere. Se non riesci a trovarli, allora cerca quelli che odiano perdere (Ross Perot)

L’evento di portata mondiale è di quelli che non ammettono defezioni di sorta, una sorta di blocco totale di ben due nazioni, e così anche l’Agense, donnina notoriamente poco interessata agli sport di gruppo, per questa volta ha messo da parte gusti personali e idiosincrasie varie e ha fatto la sua degna parte.

Dopo aver totalizzato nell’intera kermesse mondiale la stoica visione per intero (tempi supplementari inclusi) di ben due partite di calcio in schermi televisivi della grandezza di un libro o poco più, visone comprensiva di commenti, esultanza, patatine, birra, pizza riscaldata, terrazzi ventilati, nonché di traffico impazzito per rientrare alla magione familiare che le hanno fatto raggiungere e ampiamente superare la già più che ragguardevole soglia di minuti di imbottigliamento nel traffico della scorsa primavera con in più un extra piuttosto rumoroso di clacson, gimcane, trombette, torme di tifosi beceri e sovraeccitati avvolti nelle bandiere e tricolori vari, ecco dopo tutto questo l’Agense, donnina dotata di spirito pratico è corsa ai ripari e si è organizzata.

E così l’Agense’s Pansyon, che già in altre gradevoli occasioni di massa aveva dato ampia prova delle sue pregevoli potenzialità, ha rapidamente allestito per i suoi gentili ospiti la visione dell’evento più atteso dell’anno, offrendo un tv color di diversi pollici (non so quanti, ma insomma, abbastanza), posti comodi a sedere, vista giardino, candele anti-zanzare, ampia possibilità di parcheggio, nonché cibo e bevande in abbondanza.

Il fischio di inizio ha visto tutte le Doc schierate a centro campo in formazione compatta: la Doc-Rin con fidanzato annesso, la Doc-Dic che, con ammirevole scaramanzia, ci ha preferito in zona Cesarini al sangue del suo sangue, la Doc-Dom e la Doc-Mosc, che hanno contribuito al buffet con leccornie dolci e salate, la fida Doc-Muzz, che fra salsette “etniche” e più italici prosciutto e fichi ha dato un fondamentale apporto al menu rigorosamente tricolore allestito per l’occasione.

E così l’Agense - che come tutte le donnine che si rispettino a malapena distingue e ammette la differenza di ruolo fra un portiere ed un attaccante e brancola nel buio più totale quando si parla di furoigioco - si è ritrovata immersa nel delirio mondiale, fra un’oliva e una patatina, vino bianco, vino rosso, mi dite qual è la porta dove devono segnare? passa una birra, buoni gli spiedini con la salsetta, porello quello, che capocciata, ma che è svenuto? no, no, s’è ripreso, mamma che botta, ma guarda quello dove tira, accidenti un rigore, c’era, no non c’era, sì che c’era, che caldo, vai, tira, ma no! eccolo, un che? un corner? ah vabbè, un angolo, bel tiro, wow, gooooaaaal! dai dai dai che li recuperiamo ’sti francesi, i minuti passano, quelli corrono, sudore, tira, passa, ma che fa? già il primo tempo? andiamo con la pasta, ghiaccio, mi passi un altro bicchiere di vino? oddio, ricominciano già, adesso segnano da quell’altra parte vero? tira, passa, mi sembrano stanchi, zitta zitta che ce la facciamo, corri, corri, passano i minuti, ma che dice quello, odddioddio, tira tira tira, goooaaal! annullato? come annullato?!? mannaggia, come si soffre, arietta fresca dal giardino, no i supplementari no, che fatica, vabbè, però allora scambiamoci tutti di posto, io vado qui, tu mettiti lì, che l’altra volta a giocare ai quattro cantoni ha portato bene, sto sudando, guarda, ma che razza di fallo, va espulso! attento che quelli si infilano, oddio l’ha parata, no, traversa, vabbè dai è uguale, corri corri, si ricomincia, altri due quarti d’ora, non ci vogliamo nemmeno pensare ai rigori, vero? nell’attesa vi porto la frutta, è fresca, c’è la menta, buona vero? già ricominciano?!? eh ma sono stanchi ’sti poveracci, arrancano dietro al pallone, che poi quanto è brutto questo pallone, no perché invece le maglie sono belle, ah proposito di maglie, ci sono i saldi, qualcuna vuole… ok ok, niente distrazioni, concentriamoci sul gioco, non mi ricordo più da quale lato dobbiamo tirare, ah, ma allora perché stanno tutti dall’altra parte? no, no, no, i rigori no! io non voglio guardare, oddiooddiooddio, goaaaaal! vai, un altro, accidenti ha segnato anche questo, ma anche noi di nuovo, e poi loro, e vai che sbagliano, sìììì! tocca ancora a noi, poi a loro, poi a noi, oddio ce la farà ‘sto ragazzetto, guarda lì che faccetta tranquilla, ma come fa? non voglio guardare non voglio guardare… gooooaaaaal!!!!

Che dite Doc, porto i dolci per festeggiare?

Postato da: agense a 15:16 | link | commenti (21) |



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