appunti, spunti e amenità varie...

Bisogna rappresentare la vita non come è né come dovrebbe essere ma come essa ci appare nei sogni (A. Checov)

Eccomi

Utente: agense
chiacchierona, egocentrica, esageratamente pignola e puntigliosa, permalosissima, sufficientemente nevrotica, normalmente egoista, scarsamente autoironica, eccessivamente curiosa, leggermente presuntuosa, poco intraprendente, implacabilmente puntuale, un po’ fifona, irrimediabilmente stonata, vagamente ambiziosa, costantemente indecisa, troppo magra, ma assolutamente sincera, gran sognatrice, decisamente romantica, piuttosto sorridente, con un ottimo senso dell’orientamento e un elevato senso del dovere, correttamente ecologica, moderatamente allegra, golosa quanto basta, sufficientemente disponibile, appassionatamente grafomane, capace di arrossire, lievemente timida, affidabile e discretamente elegante...

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venerdì, 29 settembre 2006
Piero

Il ricordo è un modo di incontrarsi (Kahlil Gibran)

L'ultima volta che ho visto Piero - sarà stato maggio, forse giugno - siamo andati a pranzo insieme, lo facevamo sempre, sempre al solito posto e lui, come al solito, aveva ordinato la pasta cacio e pepe. Non è che fosse stabilito così o che ci fosse un motivo particolare, semplicemente succedeva, una telefonata a metà mattina all'improvviso, «ehi, sono qui per lavoro, ho un appuntamento ma riesco a liberarmi fra un paio d'ore, sei al lavoro?» e si faceva sempre in modo di incontrarsi.

L’ultima volta che ho visto Piero, inaspettatamente, mi ha fatto un regalo così, senza ragione, un braccialetto piccolo e sottile che non riuscivamo a chiudere intorno al mio polso sottile, sembrava complicatissimo e invece era così semplice. Abbiamo chiacchierato e scherzato come al solito, i suoi viaggi in moto e la mia prossima vacanza, lui mi ha spiegato come si misurava il valore di quei diamanti che erano il suo lavoro, io ho cercato di convincerlo che anche l’arte astratta è bella, lui mi ha raccontato sorridendo che stava per diventare di nuovo nonno, io gli ho confidato il mio nuovo amore, i timori e i progetti, allora ancora così vaghi e insicuri, lui come sempre mi ha rassicurato dicendo «ma no, sono sicuro che andrà tutto bene, ti vedo così felice, te lo dico io!» e intanto mi sorrideva con quella sua aria sempre allegra.

L’ultima volta che ho visto Piero ci siamo salutati con il nostro solito scambio scherzoso di battute, una specie di gioco che si ripeteva ogni volta che ci vedevamo, ormai dieci anni da quando ci eravamo conosciuti: «allora, quando vieni a farti comprare l’anello?» «appena trovo la persona giusta lo porto da te, promesso… e comunque non lo sai che, come diceva Holly G., i diamanti prima dei quaranta fanno cafona?» e lui «ma no, tu intanto fattelo regalare, poi te lo metti dopo!!! quando ci vediamo a settembre vieni e te lo fai regalare» «d’accordo, promesso, a settembre» e giù a ridere…

L’ultima volta che ho visto Piero non potevo sapere che sarebbe stata veramente per sempre l’ultima, settembre ormai è passato e, fra le mille cose, quello che più mi dispiace è di non aver fatto in tempo a presentargliela, questa persona giusta che alla fine ho trovato per davvero, ma mi piace pensare che in qualche modo comunque lo sappia e da qualche parte stia pensando «te l’avevo detto!» continuando a sorridere.

Postato da: agense a 23:43 | link | commenti (14) |

domenica, 24 settembre 2006
King of Mambo

La linea è la B, che da Harlem va giù a downtown.

Una cinquantina d'anni direi, forse qualcosina di più, forse qualcosina di meno, non è facile dargli un'età precisa.

Caraibico sicuramente, vorrei dire cubano ma magari sbaglio come con l'età, magari è portoricano.

Indossa un panama chiaro, una camicia beige a maniche corte, una cravatta sottile, pantaloni verde palude un po' più stretti alla caviglia ma morbidi sulle gambe, con le pinces, scarpe a piccioncino bianche e marroni.

Baffetti sottili, occhi scurissimi, ha un pacchetto di "Lucky Strike" nel taschino e un tatuaggio con la scritta Sans Souci sull'avambraccio destro. Musicista, tiene accanto a sè la custodia della tromba.

Chissà perché, ma me lo aspettavo e mentre lo osservo di sottecchi, fra il rumore del treno e la confusione del pomeriggio, nella mente si fanno strada le note di un mambo di Pérez Prado...

 

Postato da: agense a 13:55 | link | commenti (9) |

domenica, 17 settembre 2006
Il matrimonio di Elvis… ovvero, cronaca semi-seria di un matrimonio di fine estate

Il mondo dubita ormai di qualsiasi cosa somigli a un matrimonio felice (Oscar Wilde, Il ventaglio di Lady Windermere)

ore 17.10, casina mia: temperatura 35 gradi ca., l'Agense, dopo avere vegetato sul letto tentando di anticipare del lavoro la settimana seguente ed essere riuscita a malapena a fare un terzo di quanto programmato, in deprecabile ritardo si accinge ai preparativi, ma per fortuna lei è una donnina veloce!

ore 17.45, romantica chiesa medievale, esterno: temperatura 38 gradi ca., cielo velato, tasso di umidità 80-85%. L'Agense parcheggia, tenta di riacquistare un aspetto umano dopo la sauna fatta in macchina, scende e becca con l'ormai mitico sandalo nero tacco a spillo una filamentosa gomma da masticare maleducatamente sputata per terra proprio dove lei poggia graziosamente il piedino. L'Agense smadonna con classe, quindi con aria sicura incede sul sampietrino sconnesso per andare a salutare gli amici e lo sposo in tight. In attesa di rientrare, mentre qualcuno tenta di fare una foto di grupo che ancora si dubia sia realmente venuta, l'Agense si sente agguantare la schiena da una mano smaltata condita mentre un urletto strozzato "feeeerma!! non ti muovere, togli il piede!!!" gela i presenti. L?Agense si impietrisce, si gra, tenta di capire se deve stare immobile o spostarsi, alla fine sposta delicatamente il piede e con orore osserva - nell'ordine - lo sguardo impietrito di una tipa mai vista prima (ma che ci faceva nella foto di gruppo?) che la guarda con odio, scende insieme al medesimo sguardo alle estremità inferiori e riconosce - orrore! -  l'ormai mitico tacco a spillo infilzato nella balza di organzina di un abito che ha più codine e balze di un branco di sirene... nulla da fare, irrimediabilmente strappato l'abito (però, dico io, se ti fai un vestito con gli strascichetti guarda dove lo strascichi, no?) l'Agense e si scusa sinceramente mortificata, ma incapace di trovare una soluzione, il sostegno delle amiche stempera gli animi (quella secondo me mi voleva far ripagare l'abito), la fanciulla se ne fa una ragione (su, su, fra tutte queste balzette non si vede nenemmo lo strappetto). L'Agense suggerisce che fors eè il caso di entrare in chiesa e si avvia prudentemente rasente i muri...

ore 18.00, romantica chiesa medievale, interno: temperatura in antica chiesa medievale fra le pendici di un colle e il fiume, mura spesse, marmi, ergo teoricamente fresca (mammà, prima di uscire, mi si raccomanda addirittura "fai attenzione entrando in chiesa se sei sudata...") 45 gradi, tasso di umidità 90%. L'Agense e i suoi amici si collocano strategicamente nell'ultimo banco in fondo, in prossimità della porta, sperando di godere di un minimo di corrente... tapini, passeranno l'intera cerimonia a passarsi il libretto della messa (così come tutti gli altri invitati) a sventagliarsi reciprocamente: Il Bell'Antonio cede le armi e si rifugia all'esterno, "al fresco" dice lui, fra la costernazione della moglie, il doctor G. si asciuga con un fazzoletto che ha ormai raggiunto l'aspetto di un asciugamano post doccia, l'Agense e le altre amiche trasudano negli abitini eleganti, i banchi ricoperti di velluto verde si rivelano peggio di una tortura medievale.

Arriva la sposa in un tripudio di tulle e brillantini, la damigella più piccola, munita di orso di peluche al primo flash del fotografo scoppia in lacrime al centro della navata, le invitate si agitano fra una paillette e uno svarowsky, gli invitati scattano foto con il cellulare, che la cerimonia abbia inizio...

ore 19.20, romantica chiesa medievale, esterno: temperatura 35 gradi, tasso di umidità 80%. stando ben attenta a non incappare in altre code di abiti (balze, falpalà, ricamini, punte asimmetriche, scollature malamente ricoperte da stole, pailletes e altri ammenicoli vari sono il must di tutte le invitate) e previdentemente esterna rispetto al gruppo degli invitati l'Agense, ormai prossima alla disidatrazione, si munisce di pugnetto di riso colorato e partecipa con slancio pari a quello di un bradipo assonnato all'augurale lancio: i "suoi" chicchi piombano in pieno sulla schiena e nel colletto di G. che, fraintendendo il mittente del lancio, ne approfitta per scatenare una battaglia che avrà l'apice al momento in cui lui, stimato medico della città del panforte, si appollaia sul portico della chiesa e, agguantati gli ultimi sacchettini rimasti, inizia a lanciarne il contenuto sulla massa festeggiante.

Dopo gli auguri di rito agli sposi e qualche convenevolo vario, mentre il resto del gruppo si avvia baldanzoso al ricevimento, l'Agense si riavvia vagamente scoglionata a casa...

ore 23.00, casina mia: temperatura 35 gradi ca. L'Agense, smessi gli abiti della festa, arriva finalmente al termine della prima parte di programma, si accinge ad affrontare stoicamente la seconda ed in quel mentre riceve la telefonata temuta, in cui le si annuncia "abbiamo finito, arriva la torta, vieni!". L'Agense, che effettivamente aveva quasi deciso di abbandonare l'idea di accettare questo cafonissimo invito "per il taglio della torta", si fa prendere da un sussulto di buona educazione, si riacchitta alla belle e meglio e affronta la notte romana per dare il suo degno contributo ai bagordi post nuziali.

ore 23.25, romantica villa sulle pendici di un colle: temperatura 40 gradi ca., tasso di umidità 90%. dopo avere sbagliato clamorosamente strada e aver adeguatamente smadonnato (ma sempre con classe), l'Agense finalmente affronta l'impervia salita per raggiungere la villa, parcheggia sull'orlo di un precipizio e arriva nel pieno della festa, fra fiaccole, prati verdi e camerieri in livrea. convinta che a questi festeggiamenti "di serie b" siano stati in qualche modo giustificati dalla partecipazione di un folto numero di altri invitati (che so, gli amici del calcetto, le compagne di università, il pizzicarolo che li conosce da una vita, il medico di famiglia, il veterinario del cane...) l'Agense, dopo una rapida ed esaustiva ricognizione fra gli abiti delle invitate (tutti rigorosamente catalogati nella sua piccola testolina), si accorge sgomenta che il presunto folto numero è costituito da lei e da altre due coppie ancor più spaesate. fatti due conti (tutta 'sta cafonata per risparmiare 420 euri!) l'Agense decide che ormai è in ballo e quindi via alle danze, non prima però di aver giustificato l'investimento monetario degli sposi mangiando 'sta benedetta fetta di torta oltre ad un numero direi discreto di fragole. adeguatamente rifocillata l'Agense è dunque pronta per la pista che, in un clima tropicale che nemmeno in Messico a mezzanotte era così caldo e umido, accoglie lei e gli amici per le successive due ore, in un tripudio di tacchi, fianchi, zanzare e mani alzate, mentre sempre il solito G. dà "il là" a tutto il gruppo fra trenini, sambe e "Ymca". fra litri di sudore, male ai piedi e serio rischio di infarto per alcuni dei presenti le danze prosegueno fino allo stremo, alle due gli orchestrali, che non sono riusciti a sfiancare nemmeno gli sposi, staccano e salutano, un ultimo bicchiere d'acqua, alcune foto sfatte, saluti, baci, abbracci, buon viaggio, bomboniere (un piattino? un posacenere? un... un... ma che è 'sta roba, un portasapone?!?), saluti a tutti,  chiamami domani, poi ti faccio sapere,  stai tranquilla, ciao ciao. Incedendo sull'ormai traballante tacco a spillo l'Agense ottempera ai convenevoli di rito, abbraccia sposi e amici, recupera la fida macchinetta guardando bene di aver inserito la retromarcia e si eclissa nella notte.

ore 02.30, casina mia: temperatura 30 gradi ca. l'Agense, prima di stramazzare a pelle d'orso sul letto, ha la drammatica quanto fugace immagine del suo futuro matrimonio fra bombniere sudori confetti brindisi pailettes (si possono proibire scrivendolo nella partecipazione?) baci abbracci torte lanci di riso bouquet tacchi a spillo, quando all'improvviso le appare come una visione un tipo travestito da Elvis Presley che celebra matrimoni a bordo di una cadillac fucsia... improvvisamente rassicurata, l'Agense prende finalmente sonno, sognando i fiori d'arancio!

 

Postato da: agense a 16:30 | link | commenti (17) |

venerdì, 08 settembre 2006
L'impronta

Si parte e, inevitabilmente, prima o poi si torna.

È a quel punto che la ritrovi.

Puoi essere stato fuori un giorno, una settimana o magari anche un mese, ma lei sempre lì sta, non si è mai mossa e la ritrovi proprio allo stesso punto.

Ci ritorni dentro in un attimo, un solo istante in cui tutto quello che era stato non è più, un solo unico istante in cui tutte le cose nuove che avevi imparato a fare tue – nuovi sapori e nuovi panorami, nuovi odori e nuovi rumori, nuovi vestiti e nuove persone, nuova lingua e nuovi orari – che faticosamente erano diventate finalmente tue, sfuggono velocemente via, relegate ormai al ricordo.

Di nuovo le tue cose di sempre – i tuoi sapori e i soliti panorami, l’odore di casa e i rumori quotidiani, l’autobus che passa, la vicina che annaffia, le solite facce, il solito ritmo – e ti ci ritrovi dentro senza nemmeno renderti conto come. Puoi anche provare a fare finta di niente, a cercare di farle scivolare via come se la tua vita fosse invece un’altra, fosse quella dei ricordi, ma non c’è niente da fare.

Alla fine ti infili nel letto ed è lì che inevitabilmente la ritrovi, insieme ad una pungente e rabbiosa malinconia.

È la tua impronta, fra lenzuola e materasso, che ti avvolge ritrovando ogni tua curva ed ogni tuo angolo come se in fondo non fossi mai andata via...

Postato da: agense a 23:09 | link | commenti (23) |



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