appunti, spunti e amenità varie...

Bisogna rappresentare la vita non come è né come dovrebbe essere ma come essa ci appare nei sogni (A. Checov)

Eccomi

Utente: agense
chiacchierona, egocentrica, esageratamente pignola e puntigliosa, permalosissima, sufficientemente nevrotica, normalmente egoista, scarsamente autoironica, eccessivamente curiosa, leggermente presuntuosa, poco intraprendente, implacabilmente puntuale, un po’ fifona, irrimediabilmente stonata, vagamente ambiziosa, costantemente indecisa, troppo magra, ma assolutamente sincera, gran sognatrice, decisamente romantica, piuttosto sorridente, con un ottimo senso dell’orientamento e un elevato senso del dovere, correttamente ecologica, moderatamente allegra, golosa quanto basta, sufficientemente disponibile, appassionatamente grafomane, capace di arrossire, lievemente timida, affidabile e discretamente elegante...

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mercoledì, 25 ottobre 2006
Il lavoro nobilita l'uomo 2

Il lavoro mi affascina, mi piace. Potrei stare seduto per ore a guardarlo (Jerome K. Jerome)

Ero certa che niente e nessuno avrebbe mai potuto superare questi livelli di idiozia.

Mi sbagliavo.

il geografico - «Scusi, avete vedute di Olevano Romano?» [perché Terni, Rignano, Passo Corese no? ti hanno fatto forse qualcosa, 'sti poveri paesi?]

il provolo - «Senta, posso sapere il prezzo di...?» «Ma certo, un momento che controllo...» «Eh no, però lei non può dire i prezzi con quegli occhi lì, sa? Ma lo sa che così poi i clienti si distraggono...ma lei c'è anche domani? sa, magari ripasso... ma poi, in fondo, magari lei è anche sposata... certo però che quegli occhi...» e bla bla bla... [occhi? che cos'hanno i miei occhi, forse non escono abbastanza saette per incenerirti all'istante? oddioddio, aiutoooo, qualcuno mi salvi!]

l'artista - «Ah, che begli artisti che esponete» «Grazie signora, cerchiamo di fare una selezione ed esponiamo solo artisti storicizzati» «Aahh... ma fate anche mostre? Sa, perché anche io dipingo...» [perché, tu sei storicizzata? no? nemmeno appena appena morta? allora niente da fare, peccato...]

il turista - «Buongiorno, io vorrei ammirare la famosa statua della G., sa dov'è? So che esiste ed è in qualche museo, ma non so quale...» [ora, a parte il fatto che mi tocca ammettere l'ignoranza e confessare che non ho minimamente idea di quale sia la statua di cui sta parlando - l'onniscenza non è dote umana - dico io, ma una guida, anche piccola, un Badeker aggiornato, al limite un Bignami della città eterna non potresti fare uno sforzetto, comperarertela e magari anche leggerla invece di venire a chiedere a me?]

lo stakanovista - «Scusi, voi siete sempre aperti?» «Sì, dal lunedì al sabato, tutti i giorni dalle...» «La domenica no? Sa, la domenica sarebbe proprio il giorno più comodo...» [gli ho risposto, gli ho risposto, a questo gli ho risposto!!!! L'ho guardato sorridendo comprensiva e poi gli ho detto serafica «Guardi, se avessi due giorni liberi durante la settimana forse la domenica si potrebbe anche tenere aperto, ma sono qui sei giorni su sette, uno per riposarmi e farmi gli emeriti cavoli miei me lo vorrà lasciare o no?»: è rimasto zitto, ma ha annuito e secondo me si è anche vergognato un po'... va bene, va bene, la frase "emeriti cavoli miei" forse non l'ho proprio pronunciata, forse ho usato qualche sinonimo più gentile, ma si deve convenire che so' soddisfazioni!]

la mummia - «...perché vede, signorina, ormai alle nuove generazioni la grafica non interessa più... voglio dire, anche lei che avrà... una quarantina d'anni? bè, a dire tanto trentacinque...» [Cooosa?!? Io quarant'anni?!? Ma come ti permetti, vecchia rimbambita! Solo perché tu ne hai centosedici di anni, e hai un piede nella fossa questo non ti autorizza ad aumentare l'età a me! Poi lascia perdere che ne ho appena compiuti trentasei di anni... ne dimostro di meno, che diamine!!!!]

lo scommettitore 2 - «Salve, posso farle una domanda da un milione di dollari?» [eccola là, quando cominciano così ci si deve aspettare il peggio…] «Mi dica…» [col sorriso più finto cordiale e interessato che possa fare] «Ecco, vede io ho delle opere di E. che negli anni Cinquanta era esposto da B., che se non sbaglio è…» «sì, c’è un legame assai lontano di parentela con il titolare, ma noi non abbiamo nulla di E.» «… sì però pensavo che siccome erano parenti…» «sì, le ripeto, un legame lontano, non abbiamo nulla…» «sì però io pensavo che il grado di parentela…» [eh vabbè, allora siccome il marito della sorella della cognata del prozio del bisnonno della cugina del fratello della nonna di mio padre faceva i mattoni allora anche io faccio i mattoni!]

il muto - «Buongiorno» «...» (silenzio corredato da sguardo bovino rivolto verso la sottoscritta salutante), «Se ha bisogno di informazioni sono a sua disposizione» «...» (silenzio corredato da assenza di segnale alcuno di ricezione della frase), «Arrivederci» «...» (silenzio corredato da rapido allontanamento)  [No, ammettiamolo, sono bei dialoghi, danno tanta soddisfazione...]

Fra quanto arrivano le vacanze di Natale?

Postato da: agense a 20:49 | link | commenti (14) |

domenica, 15 ottobre 2006
La lezione di Sabrina

Peggio di una donna che sa cucinare e non cucina è quella che non sa cucinare, ma cucina lo stesso.

La scena è di quelle che non si dimenticano. Alla scuola di alta cucina di Parigi la giovane Sabrina (l’inimitabile Audrey) affronta l’impietoso giudizio dello chef davanti alla prova più difficile, il soufflé: il suo è palesemente, drammaticamente e irrimediabilmente sgonfio. Anzi, peggio: non è proprio cotto. “Forno spento!” è l’inappellabile sentenza del maestro. Davanti allo sconforto dell’allieva ci pensa l’anziano ed arzillo “compagno di banco” (autore, peraltro, dell’unico soufflé perfetto della classe) a consolarla: “Mia cara – le dice col tono dolce e sicuro di quello che di cose di cuore e di cucina ha l’esperienza di una vita – se hai dimenticato di accendere il forno significa solo una cosa: sei innamorata!”.

Non ho potuto fare a meno di ripensarci stamattina, quando la splendida torta che avevo preparato mi si è afflosciata lentamente davanti agli occhi prendendo l’aspetto inequivocabile di una ruota spiaccicata… Ma com’è possibile, eppure ho seguito la ricetta passo per passo! Il dubbio me lo ha fatto venire il mio simpatico ed esperto “consulente culinario”, Leo, che in qualità di primo amico della giornata che telefona per gli auguri di rito si trova di fronte all'emergenza culinaria e immediatamente mi gela: “Agense, ma il lievito l'hai messo?”.

Oddio, il lievito... l'ho messo? ma non ci andava il lievito... o sì? fammi ripensare a cosa ho fatto... prima ho preparato gli insostituibili brownies, in quelli sì, il lievito l'ho messo e come al solito sono venuti perfetti, le uova erano a temperatura ambiente, gli albumi montati a neve con un pizzico di sale, la prova del cucchiaino brillantemente superata, gli utensili li ho lavati, la schiuma che è uscita dal lavandino perché mi sono distratta un attimo quella no, quello è successo dopo, aspetta che mi si confondono le idee, la bruciatura sul braccio per il forno acceso anche quello è successo dopo, oddio... lievito, lievito, lievito... la tortiera imburrata e infarinata, la cannella, la rapatura di limone... lievito, lievito, lievito... no, il lievito mi sa proprio che non l'ho messo, accidenti, ecco perché!

Mi sorge però un dubbio: sarà mica che questa mia imperdonabile dimenticanza non sia dovuta solo dall’essere effettivamente tanto innamorata, ma anche dall’età che inesorabilmente e implacabilmente, anche quest’anno avanza?

Postato da: agense a 13:37 | link | commenti (26) |

lunedì, 09 ottobre 2006
Il profumo dell'autunno

I profumi, i colori e i suoni si rispondono (Charles Baudelaire)

Me ne sono accorta qualche sera fa rientrando.

Aveva appena smesso di piovere, l’asfalto era bagnato e lucido sotto le ruote del bolide rosso, alcune foglie erano già cadute dagli alberi, la temperatura si era improvvisamente abbassata, le luci dei lampioni si riflettevano nelle pozzanghere e le uniche persone per strada si affrettavano verso casa alla fine della giornata.

È stato un attimo, un istante unico e improvviso, proprio in quel punto della strada e in quel momento, giusto il tempo di metterlo “a fuoco”, di fare una serie di brevi associazioni mentali per cercare di carpire quella sensazione e di decidere che sì, indubbiamente era quello che pensavo.

Era lui, l’odore dell’autunno, quello che fa la differenza con gli ultimi scampoli di estate fuori stagione nei quali, a sforzarsi, ancora si riesce a riconoscere vago un profumo di vacanza, quello che quando lo riconosci ti rendi improvvisamente conto che un altro anno è passato.

Solo una semplice sensazione, la stessa che mi fa riconoscere l’odore del mare quando attraverso il ponte sopra il fiume livido, gonfio di fanghiglia e rami e acqua proveniente dalla campagna, che mi riporta nella casa vicino alla spiaggia se entro in una stanza invasa dal profumo di pulito o che mi fa immaginare di intravedere le “mie” colline oltre le case basse e la strada asfaltata che osservo attraverso la finestra, mentre cade una pioggia lontana…

Postato da: agense a 23:21 | link | commenti (12) |



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