appunti, spunti e amenità varie...

Bisogna rappresentare la vita non come è né come dovrebbe essere ma come essa ci appare nei sogni (A. Checov)

Eccomi

Utente: agense
chiacchierona, egocentrica, esageratamente pignola e puntigliosa, permalosissima, sufficientemente nevrotica, normalmente egoista, scarsamente autoironica, eccessivamente curiosa, leggermente presuntuosa, poco intraprendente, implacabilmente puntuale, un po’ fifona, irrimediabilmente stonata, vagamente ambiziosa, costantemente indecisa, troppo magra, ma assolutamente sincera, gran sognatrice, decisamente romantica, piuttosto sorridente, con un ottimo senso dell’orientamento e un elevato senso del dovere, correttamente ecologica, moderatamente allegra, golosa quanto basta, sufficientemente disponibile, appassionatamente grafomane, capace di arrossire, lievemente timida, affidabile e discretamente elegante...

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martedì, 28 novembre 2006
Ah, questi uomini!*

Essere donna è un compito terribilmente difficile, visto che consiste principalmente nell'avere a che fare con gli uomini (Joseph Conrad)

Il fatto è che comunque, forse perché siamo femmine, non riusciamo comunque a scollarceli di dosso mai definitivamente, fosse anche solo nelle chiacchiere con le amiche; ed è per questo che, a forza di continuare a parlarne, alla fine basta un soprannome buttato lì magari per scherzo per classificarli immediatamente e renderli riconoscibilissimi, con tutti i loro vizi e qualche assai rara virtù. Sono gli ex, relegati ormai nel dimenticatoio dei sentimenti ma impietosamente e malignamente citati quale esempio negativo quando siamo in vena di confidenze. Concedetecelo: cosa sarà mai questa nostra piccola, minuscola, infinitesimale vendetta verbale di fronte a tutto quello che ci hanno fatto soffrire?

È cosi che nei nostri discorsi, continuano a ricomparire personaggi di ogni specie, a partire dall’exfidanzatostoricoquellostronzo, un’unica parola coniata appositamente per lui che, secondo la migliore tradizione, riuscì a vanificare una decennale relazione facendosi beccare in flagrante con l’amica. Terribilmente banale, ammettiamolo, molto meglio A. il giovane Werther, apparentemente un sognatore, romantico, amante della buona musica e dei bambini, che si rivelò in realtà un cannarolo senza spina dorsale, vittima - a quanto diceva- di un karma negativo che non gli permetteva di vedere le cose belle che gli passavano accanto: ogni 2-3 mesi pare si rifaccia ancora vivo dicendo che non può fare a meno di te e che questo amore è scritto nel destino, ma purtroppo non ha il karma … O. il collerico venne impietosamente piantato dopo che aveva sfondato il portone a vetri del suo palazzo perchè la Juventus aveva perso la finale di Coppa dei Campioni ai rigori. Assai più divertente P. il pazzo, sensibile, poeta, grande ed appassionato amatore ma ossessivo e geloso fino all’inverosimile, una relazione all’insegna di epocali litigate seguite da altrettanto epocali riappacificazioni. E che dire di C. l’intellettuale indeciso? Over quaranta con idee confusissime, dichiarava un amore completo, totale, infarcendolo di parole e discorsi bellissimi, ma mai che tale profusione verbale corrispondesse alle azioni! E ancora S. il narciso, carino, simpatico e terribilmente insicuro, attento solamente a quante donne lo desiderano e che – orrore! – detesta di essere meno appariscente di te; F. il cannarolo, in forza alla polizia provinciale e più o meno impegnato in una famigerata organizzazione politica estremista, si dilettava con playstation e qualsiasi tipo di fumo si trovasse nel raggio di qualche chilometro; M. l’insensibile, nonostante le nostre speranze, non ha mai dimostrato la più minima intelligenza emotiva e viene ricordato dagli annali esclusivamente per la storica battuta, rivolta ad una compagna di viaggio, “Ueh! Ma c’hai un culo da desktop!”; G. il bugiardo, metteva su di un piedistallo la sua compagna, ma era affetto da palloneria gonfiata acuta e bugiarderia patologica: ad un’attenta analisi dopo ore di chiacchiere si è giunte a ritenere che cotanta patologia fosse causata da gravi complessi di inferiorità, ma alla fin fine chissenefrega di quale fosse la causa, via, mollato… T. il timido si fece avanti provandoci con quella che fino a due ore prima era la ragazza del suo migliore amico: giustamente rifiutato pare che da allora diventi viola in faccia ogni volta che la incontra, facendo vaghi cenni di saluto da lontano; M. Superman millantava di essere ingegnere aerospaziale, dirigente di gruppi di lavori sparsi per mezza Europa, sopraffino suonatore di pianoforte, cintura nera in non so quale arte marziale, vincitore di un premio di fotografia internazionale, amante di una famosa vippona e, infine, pare abbia anche lasciato intendere tra le righe di essere una specie di agente segreto: insomma nessuna di noi ci ha mai creduto, e voi? S. l’eticamente sano (detto anche bonariamente  Papa Ratzinger), non era cattivo, ma era taaanto noioso, ogni bacio una prece, ogni carezza un rosario, mamma il peccato… G. il peperone è invece una specie di certezza, esattamente come l’ortaggio si ripropone con ciclicità costante, prima ferisce poi ci ripensa, non ha il coraggio delle proprie azioni e non vuole rischiare di mettersi in gioco, non è convinto di quel che sta facendo, e fondamentalmente non si rende conto dell’evidenza: cioè che a un certo punto diventa indigesto.

Ora si è recentemente proposto il dilemma, ad una di noi, se uscire o no con un tale soprannominato già di suo G. il troione. Dubbio comprensibilissimo, per carità, che ha interessato quasi un intero sabato sera di consigli… però ammettiamolo: antropologicamente parlando, uno così sarebbe perfetto da aggiungere all’elenco!

* post scritto ad almeno 10 mani, grazie al fondamentale apporto di chiacchiere e confidenze con Galadriel, Meowww, Mosky e Doc Dom: grazie!

Postato da: agense a 22:51 | link | commenti (31) |

lunedì, 20 novembre 2006
Spray

Ho visto un uomo che ripuliva la facciata di un palazzo da una scritta lasciata la notte scorsa con la vernice spray. Indossava dei guanti e ripuliva con calma lettera dopo lettera, con una spugnetta imbevuta di acqua e sapone: chissà, forse le vernici nuove si puliscono via così, devono averle cambiate. Ricordo che quando andavo a scuola le scritte sui muri rimanevano sui muri per settimane, mesi, addirittura anni, persino quelle fatte a carnevale con la schiuma da barba rimanevano incrostate lì, errori di grammatica compresi, fino a diventare parte del paesaggio. Ce ne sono alcune che ti ricorderai forse per tutta la vita: “10 100 1000…”, “Vanni brucierà”, “ti amo Costanza ma senza speranza”, “or la Roma pone al petto il suo magico scudetto”, “Torno subito” e via così…

La scritta che lentamente e impietosamente veniva cancellata dal lavoro meticoloso dell’uomo era di vernice spray rossa: “Sei l’ […] ti amo Gab[…]”.

Ecco, quello che mi sono domandata per tutta la mattina – fra il traffico, la pioggia, i rumori, l’amministratore del condominio, la perdita d’acqua del piano di sopra, il lavoro e così via – è che cosa mai sarà stato, per Gab[…], l’oggetto di tanto amore…

Postato da: agense a 15:29 | link | commenti (25) |

domenica, 12 novembre 2006
Gironi infernali: la bolgia degli accademici

Senza istruzione corriamo il rischio di prendere sul serio le persone istruite (Gilbert Keith Chesterson)

Certo, già l’inizio non è che fosse stato dei migliori: «Scusi, dov’è l’aula 308?» «L’aula 308? Non saprei, sono quattro anni che sto qua e non ho mai saputo che ci fosse un’aula 308… ma sei  sicura? è comunque guarda che oggi non c’è nessuna lezione» «Ma oggi ci dovrebbe essere l’orientamento per gli studenti…» «Scusi, ma te che docente cerchi?» «Veramente sarei io il docente…» «Ah, scusi professoressa».

Alla fine l’aula 308, due uscieri e tre piani di scale fatti su e giù a vuoto dopo, è stata trovata. Era lì, un po’ nascosta, fra banchi un po’ scrostati e murales alle pareti, in un via vai di gente che si affolla fra le scale e i corridoi in un su e giù a moto continuo che ricorda né più né meno visioni di dantesca memoria, welcome to hell, benvenuti nel girone degli accademici!

Eh sì, perché uno ha un bel dire che la riforma in fondo serve, 3+2, giusto qualche credito da sistemare, un po’ di assestamento iniziale e ci ritroviamo come tutti gli altri paesi europei, niente a che vedere con il vecchio ordinamento, evviva il modello americano, più scelta, più libertà… È quello che pensi ancora quando arrivi fiduciosa e (quasi) convinta, ma alla fine quello in cui ti trovi in mezzo non è né più né meno che una bolgia infernale dove tutti – studenti, matricole, docenti a contratto, docenti interni, uscieri che ti danno del tu, allievi che ti scambiano per compagni di corso – vagano ugualmente spaesati, in un rincorrersi di notizie e informazioni diverse e contrastanti fra loro, vai su all’aula 241 c’è un professore fichissimo, no mi hanno detto che questi crediti non valgono, scusi, lei che insegna?, mammamia non ci capisco nulla, scusa dov’è il bagno? fra treccine rasta e piercing ovunque, pantaloni calati e anfibi slacciati, orari provvisori, lezioni che dovevano iniziare una settimana fa e non vedranno la luce prima della fine del mese, cartelli scritti a mano “la professoressa riceve dalle 11.00 alle 13.00 in aula 17, quella vicino alle bacheche”, ordini degli studi da ritirare nella copisteria vicina, dialoghi surreali «professò, ma che lei dà da studià dei libri?» «libri? bè, magari un paio…» «ah bè, ma i libri costano, non è che ci può fare delle fotocopie?» «sì, sì, ve le faccio io, non vi preoccupate… allora, vi segnate?» «vabbè, ci segniamo… ma che cos’è che insegna di preciso lei?» nel tentativo folle e disperato di far iscrivere almeno 10 poveri ed ignari studenti al tuo corso, c’è persino chi offre patatine e aranciata per creare un clima cordiale e amichevole e «guarda, iscriviti al mio corso, è facoltativo ma ti dà ben 6 crediti» «davvero?! fico! dove devo firmare?», i docenti di ruolo fanno gli spiritosi «a che quota state, ragazzi?» e intanto si difendono la loro cattedra con le unghie e con i denti mentre tu cerchi di sorridere, essere gentile, «professoressa ma lei quando ha lezione?» «scusa, ancora non me lo hanno comunicato, dovrebbe essere il secondo semestre» e non trovi il coraggio di dire loro che non c’è nemmeno la certezza che questi corsi partano sul serio, deve essere per questo che quando ci hanno convocato al telefono hanno tento a specificare che queste due giornate di incontro non potevano essere usate per rivendicazioni sindacali, «no, perché il suo corso mi piace, è bello e interessante, non vedo l’ora di cominciare» e tu ti senti morire, è una lotta alla sopravvivenza, se tu ti iscrivi io insegno altrimenti siamo fregati tutti e due, i fogli dei docenti dei corsi di informatica non bastano più a contenere tutti i nomi, guardi il tuo foglio, storia, economia, mercato, libri, deve essere colpa dei nomi delle materie accidenti, 8 iscritti, 11 iscritti, ancora qualcuno, dai, così c’è un minimo di riserva se qualcuno cambia idea perché sicuramente qualcuno cambierà idea, «scusa, che indirizzo sei, ti interessa seguire il mio corso?» «no, sono del vecchio ordinamento», sguardi che si incrociano fra “colleghi” esterni, che ne dite di un caffé di sostegno? mettiamoci nella stessa aula che così ci facciamo compagnia e ci “passiamo” gli studenti «guarda, oltre al mio dovresti segnare anche al corso della professoressa, parlaci, fatti spiegare», a volte funziona, confrontiamo liste, piani i studio, alla fine della giornata siamo stremati più noi delle matricole, il vicedirettore, bontà sua, viene a darci una parola di conforto «ma come siete giovani, carini, sembrate degli studenti!», i corridoi si svuotano, l’orario di ricevimento è finito da un pezzo, abbandoniamo il campo meditando piani organizzativi per gli incontri della prossima settimana, all’improvviso un gruppetto di ragazzi ci passa accanto mentre siamo già sulla porta, stanno per andare a mangiare un panino, è un attimo, uno sguardo e in coro «ehi, vuoi segnarti?», 18 nomi, chissà, forse ce l’abbiamo fatta…

Postato da: agense a 18:35 | link | commenti (21) |

mercoledì, 01 novembre 2006
Tutti in fila

Un impiegatuccio in un ufficio postale è pari a un conquistatore se la consapevolezza è comune ad entrambi (Albert Camus)

Gli anni passano, le poste si rimodernano, ma lui c’è sempre, uguale come vent’anni fa, imperterrito nelle sue lamentele: cambiano giusto i nomi, ma la sostanza rimane identica.

Il vecchietto lamentoso mentre fai la fila alle poste è un punto fermo, una specie di sicurezza. Che le poste stiano apparentemente cambiando e siano diventate tutte gialle e blu, con i numeri rossi che fanno quel simpatico ed incessante biiip che farebbe venire una crisi isterica anche a Giobbe e solerti signorine sorridenti che anche se tu sai perfettamente cosa devi fare e dove ci tengono tanto a dirtelo loro a lui, al vecchietto lamentoso, giustamente non gliene frega nulla. Anche perché oggettivamente la fila c’è lo stesso e, a ben guardare, una lettera con posta prioritaria da città a città capace che in effetti ci mette anche una settimana. Certo, non sono più le file di una volta, signora mia, quello bisogna ammetterlo. Quelle belle file che duravano anche un’ora, un’ora e mezza, dove nel frattempo leggevi un libro, facevi le parole crociate, chiacchieravi di cucina con la vicina, rivedevi vecchi compagni di scuola e se eri particolarmente fortunata capaci che trovavi anche un fidanzato, quelle file dove potevi aizzare una sommossa popolare contro gli impiegati e quando alla fine arrivavi allo sportello quasi quasi ti dispiaceva di dover salutare i nuovi amici di avventura, ne ricordo una alla fine del luglio 1997 dove la gente andò via scambiandosi i numeri di telefono…

Niente da fare: il vecchietto lamentoso, essendo persona coerente, ancora oggi e seppure la fila dura sì e no dieci minuti di un noioso sabato mattina, si siede, cerca velocemente un destinatario e comincia la sua litanìa creando in breve tempo un clima di nervosismo e ostilità là dove ciascuno stava bellamente facendosi i fatti propri. Lo spunto è ovviamente sempre la scarsità di personale, la lentezza degli operatori (adesso si chiamano così, essendo diventati gialli e blu anche loro, una volta era “il tipo allo sportello”, al massimo l’impiegato) in un crescendo di lamentele critiche e proteste che, nell’ordine e a seconda dell’effettiva durata della fila, comprendono anche: la lunghezza delle unghie dell’operatrice che, a detta del vecchietto lamentoso, le impediscono di battere velocemente i tasti del computer; l’assurdità delle persone che, sempre a sua detta, hanno l’ardire di presentarsi allo sportello e di svolgere operazioni lunghe e complesse (generalmente un vaglia); la poca voglia di lavorare di quel tipo là dietro al vetro che non si capisce perché sta in piedi e che cosa fa, guarda invece di lavorare, ha pure i capelli lunghi, io lo metterei in galera quello scioperato lì; il sindaco che in qualche modo c’entra sempre e poi fa anche i lavori e gli autobus non passano e la verdura al mercato è aumentata e quando piove le strade si allagano (che poi questa del sindaco, poveretto, è una costante nella lamentela, di qualsiasi tipo essa sia: l’altra settimana ho sentito un vecchietto in attesa di ritirare una raccomandata lamentarsi dell’operato di Ciccio R. – non più sindaco da anni – perché c’era uno sportello chiuso, tutta colpa del Giubileo, signora mia, che disastro, in galera anche lui!); i politici che rubano e la gente poveretta deve fare la fila e ha tante altre cose più importanti da fare…

Ora, va da sé che la fila alle poste è una scocciatura per chiunque e l’avere ripittato la struttura di giallo e blu non certo ha migliorato i disservizi che ancora esistono, che se ritiri una raccomandata ti fanno compilare libroni da amanuense e per attaccare i francobolli il barattolo di colla ha delle incrostazioni che risalgono al 1956 e tutto questo sarà duro a morire e che in fondo – tutto sommato – su alcune cose ci sentiamo anche di condividere l’opinione del vecchietto lamentoso, seppur magari non in un comizio coram populo per rispetto dei vicini. Quello che veramente non riesco proprio a spiegarmi è che cosa diavolo avrà mai da fare questo vecchietto lamentoso e, presumibilmente, pensionato di così importante il sabato mattina…

Postato da: agense a 15:59 | link | commenti (11) |



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