appunti, spunti e amenità varie...
Bisogna rappresentare la vita non come è né come dovrebbe essere ma come essa ci appare nei sogni (A. Checov)
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chiacchierona, egocentrica, esageratamente pignola e puntigliosa, permalosissima, sufficientemente nevrotica, normalmente egoista, scarsamente autoironica, eccessivamente curiosa, leggermente presuntuosa, poco intraprendente, implacabilmente puntuale, un po’ fifona, irrimediabilmente stonata, vagamente ambiziosa, costantemente indecisa, troppo magra, ma assolutamente sincera, gran sognatrice, decisamente romantica, piuttosto sorridente, con un ottimo senso dell’orientamento e un elevato senso del dovere, correttamente ecologica, moderatamente allegra, golosa quanto basta, sufficientemente disponibile, appassionatamente grafomane, capace di arrossire, lievemente timida, affidabile e discretamente elegante...
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Essere donna è un compito terribilmente difficile, visto che consiste principalmente nell'avere a che fare con gli uomini (Joseph Conrad)
Il fatto è che comunque, forse perché siamo femmine, non riusciamo comunque a scollarceli di dosso mai definitivamente, fosse anche solo nelle chiacchiere con le amiche; ed è per questo che, a forza di continuare a parlarne, alla fine basta un soprannome buttato lì magari per scherzo per classificarli immediatamente e renderli riconoscibilissimi, con tutti i loro vizi e qualche assai rara virtù. Sono gli ex, relegati ormai nel dimenticatoio dei sentimenti ma impietosamente e malignamente citati quale esempio negativo quando siamo in vena di confidenze. Concedetecelo: cosa sarà mai questa nostra piccola, minuscola, infinitesimale vendetta verbale di fronte a tutto quello che ci hanno fatto soffrire?
È cosi che nei nostri discorsi, continuano a ricomparire personaggi di ogni specie, a partire dall’exfidanzatostoricoquellostronzo, un’unica parola coniata appositamente per lui che, secondo la migliore tradizione, riuscì a vanificare una decennale relazione facendosi beccare in flagrante con l’amica. Terribilmente banale, ammettiamolo, molto meglio A. il giovane Werther, apparentemente un sognatore, romantico, amante della buona musica e dei bambini, che si rivelò in realtà un cannarolo senza spina dorsale, vittima - a quanto diceva- di un karma negativo che non gli permetteva di vedere le cose belle che gli passavano accanto: ogni 2-3 mesi pare si rifaccia ancora vivo dicendo che non può fare a meno di te e che questo amore è scritto nel destino, ma purtroppo non ha il karma … O. il collerico venne impietosamente piantato dopo che aveva sfondato il portone a vetri del suo palazzo perchè
Ora si è recentemente proposto il dilemma, ad una di noi, se uscire o no con un tale soprannominato già di suo G. il troione. Dubbio comprensibilissimo, per carità, che ha interessato quasi un intero sabato sera di consigli… però ammettiamolo: antropologicamente parlando, uno così sarebbe perfetto da aggiungere all’elenco!

* post scritto ad almeno 10 mani, grazie al fondamentale apporto di chiacchiere e confidenze con Galadriel, Meowww, Mosky e Doc Dom: grazie!
Ho visto un uomo che ripuliva la facciata di un palazzo da una scritta lasciata la notte scorsa con la vernice spray. Indossava dei guanti e ripuliva con calma lettera dopo lettera, con una spugnetta imbevuta di acqua e sapone: chissà, forse le vernici nuove si puliscono via così, devono averle cambiate. Ricordo che quando andavo a scuola le scritte sui muri rimanevano sui muri per settimane, mesi, addirittura anni, persino quelle fatte a carnevale con la schiuma da barba rimanevano incrostate lì, errori di grammatica compresi, fino a diventare parte del paesaggio. Ce ne sono alcune che ti ricorderai forse per tutta la vita: “10 100 1000…”, “Vanni brucierà”, “ti amo Costanza ma senza speranza”, “or
La scritta che lentamente e impietosamente veniva cancellata dal lavoro meticoloso dell’uomo era di vernice spray rossa: “Sei l’ […] ti amo Gab[…]”.
Ecco, quello che mi sono domandata per tutta la mattina – fra il traffico, la pioggia, i rumori, l’amministratore del condominio, la perdita d’acqua del piano di sopra, il lavoro e così via – è che cosa mai sarà stato, per Gab[…], l’oggetto di tanto amore…

Senza istruzione corriamo il rischio di prendere sul serio le persone istruite (Gilbert Keith Chesterson)
Certo, già l’inizio non è che fosse stato dei migliori: «Scusi, dov’è l’aula 308?» «L’aula 308? Non saprei, sono quattro anni che sto qua e non ho mai saputo che ci fosse un’aula 308… ma sei sicura? è comunque guarda che oggi non c’è nessuna lezione» «Ma oggi ci dovrebbe essere l’orientamento per gli studenti…» «Scusi, ma te che docente cerchi?» «Veramente sarei io il docente…» «Ah, scusi professoressa».
Alla fine l’aula 308, due uscieri e tre piani di scale fatti su e giù a vuoto dopo, è stata trovata. Era lì, un po’ nascosta, fra banchi un po’ scrostati e murales alle pareti, in un via vai di gente che si affolla fra le scale e i corridoi in un su e giù a moto continuo che ricorda né più né meno visioni di dantesca memoria, welcome to hell, benvenuti nel girone degli accademici!
Eh sì, perché uno ha un bel dire che la riforma in fondo serve, 3+2, giusto qualche credito da sistemare, un po’ di assestamento iniziale e ci ritroviamo come tutti gli altri paesi europei, niente a che vedere con il vecchio ordinamento, evviva il modello americano, più scelta, più libertà… È quello che pensi ancora quando arrivi fiduciosa e (quasi) convinta, ma alla fine quello in cui ti trovi in mezzo non è né più né meno che una bolgia infernale dove tutti – studenti, matricole, docenti a contratto, docenti interni, uscieri che ti danno del tu, allievi che ti scambiano per compagni di corso – vagano ugualmente spaesati, in un rincorrersi di notizie e informazioni diverse e contrastanti fra loro, vai su all’aula 241 c’è un professore fichissimo, no mi hanno detto che questi crediti non valgono, scusi, lei che insegna?, mammamia non ci capisco nulla, scusa dov’è il bagno? fra treccine rasta e piercing ovunque, pantaloni calati e anfibi slacciati, orari provvisori, lezioni che dovevano iniziare una settimana fa e non vedranno la luce prima della fine del mese, cartelli scritti a mano “la professoressa riceve dalle 11.00 alle

Un impiegatuccio in un ufficio postale è pari a un conquistatore se la consapevolezza è comune ad entrambi (Albert Camus)
Gli anni passano, le poste si rimodernano, ma lui c’è sempre, uguale come vent’anni fa, imperterrito nelle sue lamentele: cambiano giusto i nomi, ma la sostanza rimane identica.
Il vecchietto lamentoso mentre fai la fila alle poste è un punto fermo, una specie di sicurezza. Che le poste stiano apparentemente cambiando e siano diventate tutte gialle e blu, con i numeri rossi che fanno quel simpatico ed incessante biiip che farebbe venire una crisi isterica anche a Giobbe e solerti signorine sorridenti che anche se tu sai perfettamente cosa devi fare e dove ci tengono tanto a dirtelo loro a lui, al vecchietto lamentoso, giustamente non gliene frega nulla. Anche perché oggettivamente la fila c’è lo stesso e, a ben guardare, una lettera con posta prioritaria da città a città capace che in effetti ci mette anche una settimana. Certo, non sono più le file di una volta, signora mia, quello bisogna ammetterlo. Quelle belle file che duravano anche un’ora, un’ora e mezza, dove nel frattempo leggevi un libro, facevi le parole crociate, chiacchieravi di cucina con la vicina, rivedevi vecchi compagni di scuola e se eri particolarmente fortunata capaci che trovavi anche un fidanzato, quelle file dove potevi aizzare una sommossa popolare contro gli impiegati e quando alla fine arrivavi allo sportello quasi quasi ti dispiaceva di dover salutare i nuovi amici di avventura, ne ricordo una alla fine del luglio 1997 dove la gente andò via scambiandosi i numeri di telefono…
Niente da fare: il vecchietto lamentoso, essendo persona coerente, ancora oggi e seppure la fila dura sì e no dieci minuti di un noioso sabato mattina, si siede, cerca velocemente un destinatario e comincia la sua litanìa creando in breve tempo un clima di nervosismo e ostilità là dove ciascuno stava bellamente facendosi i fatti propri. Lo spunto è ovviamente sempre la scarsità di personale, la lentezza degli operatori (adesso si chiamano così, essendo diventati gialli e blu anche loro, una volta era “il tipo allo sportello”, al massimo l’impiegato) in un crescendo di lamentele critiche e proteste che, nell’ordine e a seconda dell’effettiva durata della fila, comprendono anche: la lunghezza delle unghie dell’operatrice che, a detta del vecchietto lamentoso, le impediscono di battere velocemente i tasti del computer; l’assurdità delle persone che, sempre a sua detta, hanno l’ardire di presentarsi allo sportello e di svolgere operazioni lunghe e complesse (generalmente un vaglia); la poca voglia di lavorare di quel tipo là dietro al vetro che non si capisce perché sta in piedi e che cosa fa, guarda invece di lavorare, ha pure i capelli lunghi, io lo metterei in galera quello scioperato lì; il sindaco che in qualche modo c’entra sempre e poi fa anche i lavori e gli autobus non passano e la verdura al mercato è aumentata e quando piove le strade si allagano (che poi questa del sindaco, poveretto, è una costante nella lamentela, di qualsiasi tipo essa sia: l’altra settimana ho sentito un vecchietto in attesa di ritirare una raccomandata lamentarsi dell’operato di Ciccio R. – non più sindaco da anni – perché c’era uno sportello chiuso, tutta colpa del Giubileo, signora mia, che disastro, in galera anche lui!); i politici che rubano e la gente poveretta deve fare la fila e ha tante altre cose più importanti da fare…
Ora, va da sé che la fila alle poste è una scocciatura per chiunque e l’avere ripittato la struttura di giallo e blu non certo ha migliorato i disservizi che ancora esistono, che se ritiri una raccomandata ti fanno compilare libroni da amanuense e per attaccare i francobolli il barattolo di colla ha delle incrostazioni che risalgono al 1956 e tutto questo sarà duro a morire e che in fondo – tutto sommato – su alcune cose ci sentiamo anche di condividere l’opinione del vecchietto lamentoso, seppur magari non in un comizio coram populo per rispetto dei vicini. Quello che veramente non riesco proprio a spiegarmi è che cosa diavolo avrà mai da fare questo vecchietto lamentoso e, presumibilmente, pensionato di così importante il sabato mattina…

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