appunti, spunti e amenità varie...

Bisogna rappresentare la vita non come è né come dovrebbe essere ma come essa ci appare nei sogni (A. Checov)

Eccomi

Utente: agense
chiacchierona, egocentrica, esageratamente pignola e puntigliosa, permalosissima, sufficientemente nevrotica, normalmente egoista, scarsamente autoironica, eccessivamente curiosa, leggermente presuntuosa, poco intraprendente, implacabilmente puntuale, un po’ fifona, irrimediabilmente stonata, vagamente ambiziosa, costantemente indecisa, troppo magra, ma assolutamente sincera, gran sognatrice, decisamente romantica, piuttosto sorridente, con un ottimo senso dell’orientamento e un elevato senso del dovere, correttamente ecologica, moderatamente allegra, golosa quanto basta, sufficientemente disponibile, appassionatamente grafomane, capace di arrossire, lievemente timida, affidabile e discretamente elegante...

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mercoledì, 13 dicembre 2006
Il tentato omicidio della signora B.

Fidarsi degli uomini è già farsi uccidere un po’ (Louis Ferdinand Cèline)

Il signor B. abita nel palazzo dei miei genitori, non si chiama Silvio ma Mario, è pelato per davvero, è in pensione, porta a spasso il cane e indossa generalmente delle tute di acetato catarifrangente in tutte le sfumature dal fucsia brillante al verde ragano.

Che il signor B. fosse un tipo un po’ nervosetto lo si era capito da subito, sin da quando – erano gli anni a cavallo fra i ’70 e gli ’80 – dividevamo insieme a lui il telefono con quella diabolica invenzione che era il duplex: dividi un telefono fra due normalissime famiglie con figli di età compresa fra i 12 ai 18 anni e verrà fuori il vero carattere delle persone…

Ad ogni modo, telefonate a parte, tutto si poteva immaginare tranne che in una normalissima sera d’estate – calda, ma nemmeno poi troppo, e noiosa, ma nemmeno poi troppo – il signor B. decidesse, si presume all’improvviso, di ammazzare la moglie.

Che poi, anche lì, non è che lo si fosse proprio capito subito: il caldo, le finestre aperte, il solito televisore con il volume un po’ tropo alto, e poi nel cortile i suoni rimbombano un po’, vai a immaginare che quegli urletti semi-strozzati erano la richiesta d’aiuto della signora B. e non un dialogo di qualche telefilm giallo! Anche perché poi pure la signora B. non è che ci mettesse tutto questo impegno ad essere salvata. No, niente, la signora B., pur mezza sporta fuori dal balcone mentre il signor B. tentava imperterrito di compiere l’insano gesto, manteneva imperterrito il suo aplomb di signora bene e continuava semplicemente a ripetere “aiuto, aiuto… Mario cosa fai? aiuto mi ammazza, Mario smettila… aiuto” ma così, con lo stesso tono appena appena alterato di chi sta sgridando un ragazzino o chiama, che so, una persona dall’altro lato della strada. Quando, incuriosito dal protrarsi del “dialogo” (no, non poteva essere un telefilm), mezzo palazzo si è finalmente affacciato dalle finestre del cortile (l’altra metà era quella con le finestre su strada, e poi è estate, la sera si esce o si è in vacanza…) la scena davanti ai nostri occhi era quantomeno surreale: la portinaia dava il tocco di tragedia che mancava (“Aiutoooo, l’ammazzaaaaaaa!!! Oddio la butta di sottooo!!!”), i vari condomini tentavano dai rispettivi balconi di suggerire strategie di difesa di vario genere che andavano dal tentativo di dialogo (“Signor B., ma cosa sta facendo? Ma su, la smetta, via”) all’interesse (“Signora, ha bisogno di aiuto? Vuole che chiamiamo la polizia?”) allo spudoratamente curioso (“Signora B., ma che è successo? Ma che fa, l’ammazza?); in tutto ciò la signora B. tentava miracolosamente di destreggiarsi fra il quasi uxoricida marito e un’immagine da mantenere continuando a ripetere imperterrita “Mario smettila, non è niente, no, no, state tranquilli, non è niente… aiuto, Mario smettila, aiuto, Mario rientra in casa, aiuto, non è niente, aiuto”.

Il signor B., ovviamente, alla fine non è riuscito nel suo intento di buttare la moglie giù dal balcone del secondo piano: fra i sospiri di sollievo dei condomini e senza nemmeno un minimo tentativo di lotta da parte della signora B., sono rientrati in casa e hanno continuato tranquillamente (credo) la loro vita, come se nulla fosse accaduto. Nessuno ha mai saputo che cosa fosse passato per la mente del signor B. quella sera d’estate, né tanto meno che cosa avesse mai fatto la signora B. per poter anche solo immaginare di terminare la sua esistenza spiaccicata fra le mattonelle di cemento ed il ghiaino del cortile di un tranquillo palazzo. Il signor B. continua a portare a spasso il cane e ad indossare le sue tute spaziali, alle riunioni di condominio – qualsiasi siano le sue obbiezioni e in genere sono sempre delle assurdità incredibili – nessuno osa più contraddirlo da anni e nell’incertezza io, quando lo vedo da lontano, rallento e se proprio lo incrocio cerco di sorridere anche se lui alza a malapena la testa e tiro via dritto velocemente, hai visto mai gli saltasse di nuovo lo sghiribizzo di quella sera d’estate…

Postato da: agense a 12:52 | link | commenti (31) |



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